26 novembre 2006

CAMBIERESTI?

CAMBIERESTI?
San Felice più Felice


Cambieresti le tue abitudini per
risparmiare sulla bolletta del gas?
ridurre i costi dell’energia elettrica?
produrre meno rifiuti?
acquistare prodotti più sani?





VENERDI' 1 DICEMBRE 2006
Ore 20.45
Sala Ex Monte di Pietà
San Felice del Benaco (BS)


In breve
Il progetto SAN FELICE PIÙ FELICE si ispira al progetto CAMBIERESTI?, analoga iniziativa proposta dal Comune di Venezia nel 2005.

Esso intende promuovere abitudini e comportamenti virtuosi nell’ambito di 5 temi principali:
- i rifiuti
- l’energia
- il risparmio idrico
- la mobilità
- il consumo

Si svolgerà nel 2007 e i partecipanti si porranno obiettivi da raggiungere scelti tra quelli elencati in copertina.

Gli strumenti per raggiungere il traguardo finale saranno molteplici:
- guide e schede informative
- incontri con tecnici di settore
- scambi di idee ed esperienze

Tutti i cittadini sono invitati a partecipare e riceveranno gratuitamente la documentazione e le guide necessarie.

SAN FELICE è il primo comune della Lombardia a lanciare un’iniziativa di questo tipo!

■ GESTIONE DEI RIFIUTI: imparare a ridurre i rifiuti, a riciclare i materiali, a riparare invece di sostituire un oggetto, a riutilizzare o scambiare i prodotti.

■ RISPARMIO ENERGETICO: conoscere metodi e tecniche per limitare i consumi di energia e favorire il diffondersi di fonti alternative.

■ RISPARMIO IDRICO: ridurre gli sprechi di acqua, adottando nuove abitudini e sfruttando qualche aiuto tecnologico.

■ MOBILITA’ SOSTENIBILE: promuovere un nuovo modo di spostarsi, anche nel tempo libero, privilegiando le due ruote o le nostre gambe!

■ CONSUMO CRITICO E RESPONSABILE: diffondere idee, iniziative e contatti che ci permettano di investire meglio il denaro speso per vivere.

04 ottobre 2006

E se ti chiedessi... Cambieresti?

Vi ricorda qualocosa il mio post
"Perchè non anche a San Felice?".
Forse no..... allora intanto rileggetevi il post...e poi preparatevi ad una grossa novità.

Buona Lettura!



P.s. il link dell'articolo è http://simonezuin.blogspot.com/2006/02/perch-non-anche-san-felice.html

12 settembre 2006

Hiperlan ... ci siamo!!!

Dal blog http://laltrasanfelice.blogspot.com/ di David Vetturi

Hiperlan ... ci siamo!!!
Ci siamo!!!! Finalmente.Sto scrivendo questo post da casa mia, da Portese.Sono connesso ad internete con connessione HIPERLAN a 4 Mbit/s. Non ci posso credere.Meglio dell'ADSL tanto attesa e mai arrivata. Sono davvero contento per me e, soprattutto, per tutti quelli che si sono dati da fare per avere la banda larga (internet veloce) anche a San Felice.
Una sola curiosità, alla fine del 2006 quanti di quelli che hanno firmato petizioni e richieste si saranno davvero abbonati a questo servizio che davvero funziona!
Boh.... staremo a vedere

27 giugno 2006

Il concerto da 5000 dobloni doro

C'era una volta...
- Un commmunista! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un signore chiamato ad organizzare le Feste per un fantastico Paese.
Questo Paese, però, si trovava in ristrettezze economiche. Allora il Re che non riteneva giusto eliminare tutte le feste per i sudditi del Regno, diede all’omino un sacchetto e disse: “Vai e porta i migliori artisti che trovi, ma ricorda non puoi spendere nulla di più dei dobloni presenti in questa sacca”.
L’omino, che di nome faceva Pietro, allora si mise a cavallo e girò le terre conosciute alla ricerca dei migliori giocolieri, saltimbanchi, menestrelli e attori. Molti di quelli trovati pur essendo bravi furono scartati perché pretendevano oltre al compenso anche vitto, alloggio e belle donne.
Pietro aveva ben chiare le parole del Re: non poteva spendere niente di più dei dobloni che possedeva.
Dopo alcuni mesi di viaggio Pietro ritornò dal Re e disse: “Mio Re, ho portato nel suo regno i migliori Giocolieri, attori e menestrelli delle terre conosciute”.
Ed il Re subito: “E quanto hai speso”. “Ho speso quanto avuto, non un doblone di più” rispose Pietro. Con soddisfazione il Re ascoltò l’omino che presentava una ad una tutte le serate che da li a poco sarebbero cominciate.
Pietro non era ben visto da tutti. Alcuni lo accusavano di cose ignobili, altri per gelosia lo denigravano, altri ancora erano disposti a mentire pur di screditarlo agli occhi degli abitanti del regno. Ed infatti così accadde.
Una sera, nella contea di Esetrop, si esibirono due menestrelli. Erano tra i migliori che la contea avesse mai sentito. Ma subito i nemici di Pietro si scatenarono per denigrarlo il più possibile e misero in giro voci del tipo: “sono i peggiori menestrelli che Esetrop abbia sentito”, “non c’era nessuno ad ascoltarli. Gli abitanti di Esetrop non vogliono la musica e la confusione. Vogliono riposare.” e ancora “il venditore di Carrube non ha venduto neanche una carruba”
Una frase su tutte fu quella che fece arrabbiare Pietro: “questi due menestrelli sono costati alle casse del Regno ben 5000 dobloni d’oro”.
Nessuno sapeva ancora quanto fosse costato lo spettacolo dei due menestrelli, ma quello che conta è che in realtà era costato un quinto di quanto si diceva in giro.
Pietro non si capacitava. Perché qualcuno dovrebbe mentire in modo così plateale? E con quale fine?
Gira e rigira Pietro inizia a fare domande. Voleva capire a tutti i costi chi metteva in giro queste falsità sul suo conto. Finché, un bel giorno, un abitante di Esetrop gli svelò il nome:
“E' Elos il venditore di Sole, di Nuvole e Vento. Gira di casa in casa con il suo carretto. E ad ogni famiglia ripete la stessa cosa: Pietro sperpera tutti i nostri soldi, prepara quelle feste che non interessano a nessuno. Quei menestrelli sono costati 5000 dobloni d’oro”.

Perché costui nutriva tanto odio per Pietro con il quale non aveva nemmeno mai scambiato una parola?
A voi, miei piccoli lettori, la risposta.

Lega, tutti in stazione!

Plin Plon.
Avviso alla clientela.
Il Senatore Bossi è pregato di presentarsi al banco del Comitato per il No per ritiro biglietto di sola andata destinazione Svizzera.
Ripetiamo:
Il Senatore Bossi è pregato di presentarsi al banco del Comitato per il No per ritiro biglietto di sola andata destinazione Svizzera.

E' qui la festa?

E’ da giovedì scorso che tutte le mattine mi sveglio con uno strano ronzio nella testa.
Sembra di sentire una vocina che continua per ore a dirti la stessa cosa.
A stare attenti sembra di sentire una sola parola ripetuta all’infinito: faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste…
Sono cose, queste, che ti possono fare andare fuori di testa.
faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste….Faremenofeste.
Ma che cavolo può significare?
Anche ieri, la stessa cosa per ore e ore il ronzio mi ha preso la testa fino a quando…
Verso mezzogiorno, mentre l’Italia votava massicciamente per il NO alla disgregazione della Nazione, mi trovavo con il nostro Sindaco a Palazzo Loggia per la conferenza stampa di presentazione delle iniziative estive. Alla conferenza c’era anche Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini in quanto da un paio d’anni esiste un sodalizio culturale tra Comune di Brescia e Comune di San Felice del Benaco.
Quest’anno la “collaborazione” si basa sulla rappresentazione de Il Trovatore di Giuseppe Verdi. A Brescia ci saranno due date il 12 e 14 Luglio. Gli incassi saranno devoluti alla Fondazione Nikolajewka. A Cisano ci sarà un’unica data, il 16 luglio con ingresso gratuito. Durante la serata saranno raccolti fondi che saranno destinati all’Associazione Cometa A.S.M.M.E.
faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste….
Mentre Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini parlava e presentava l’iniziativa bresciana nella mia testa la vocina continuava a battere: faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste.
Più sentivo la vocina più pensavo a cosa potesse significare.
E mentre Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini continuava nel suo discorso, nella mia testa veleggiava la stessa roba: faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste.
E all’improvviso ecco l’illuminazione. “Fare Meno Feste” era una frase pronunciata nell'ultimo Consiglio Comunale in occasione del commento al bilancio 2005.
Fare meno feste? Ma quali feste? Ho fatto Feste? Le letture di Dante erano una festa? La Cavalleria Rusticana era una festa? Le proiezioni dei corti erano una festa? La Boheme era una festa? L’esposizione di grafica del gruppo De Portesio era una festa? Sto organizzando solo feste? Il Trovatore sarà una festa?
Con questo nuovo dubbio che mi attanagliava mi avvicino al Sindaco di Brescia e gli chiedo: Compagno Onorevole Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini ma la mostre di Monet e Van Gogh erano una festa?
.
P.S. Anche quest’anno la Franchini Acciai ha deciso di sponsorizzare la festa “il Trovatore”.
La cifra? Fatevela dire dai Festaioli, ma prima sedetevi!

23 giugno 2006

Il Ciampi pensiero: NO!

da repubblica.it
L'ex presidente : "La Carta è viva e attuale. E' la mia Bibbia civile
Opporsi al nuovo testo non significa essere conservatori"
Ciampi: "Una riforma fuori dalle regole ecco perché voterò contro"
di MASSIMO GIANNINI
ROMA - "L'ho già detto pubblicamente, e non ho mai avuto dubbi: andrò a votare al referendum, perché sono un cittadino italiano. E voterò "no", per difendere la nostra Costituzione, che è bella, è viva e più attuale che mai". Nel giorno della qualificazione della nazionale italiana ai mondiali di calcio, e a due giorni dal referendum sulla riforma del Polo, che riscrive ben 54 articoli della nostra Carta fondamentale, in casa Ciampi circola un'aria di sano "patriottismo costituzionale", secondo la felice definizione di Jurgen Habermas rilanciata ieri su questo giornale da Pietro Scoppola e sul "Corriere della Sera" da Claudio Magris. L'ex presidente della Repubblica non fa mistero della sua soddisfazione per la vittoria degli azzurri, ma non nasconde la sua preoccupazione per i ripetuti tentativi, sempre più frequenti in queste ultime ore, di politicizzare e insieme svalorizzare la Costituzione. Di piegarla a strumento di propaganda politica. Di farne un uso "congiunturale", di parte e di partito. "Lo sapete - ripete ancora una volta Carlo Azeglio Ciampi - nel corso del mio settennato la Costituzione è sempre stata la mia Bibbia civile. E continuerà ad esserlo". Per questo il predecessore di Giorgio Napolitano al Quirinale è più che mai convinto di dover votare no al "colpo di spugna" voluto dal centrodestra nella passata legislatura. Per questo l'attuale senatore a vita non raccoglie l'ultima provocazione lanciata da Silvio Berlusconi, che aveva definito "indegno" chi non voterà sì a quella sedicente "riforma".
"Per carità - si schernisce adesso Ciampi - a queste parole non voglio rispondere. Non voglio entrare in questa polemica, anche perché mi pare che chi l'ha sollevata sia già stato costretto ad autosmentirla". Ci tiene, il presidente emerito, a non farsi travolgere dal chiacchiericcio del teatrino politico. A mantenere un profilo alto, istituzionale. Ma non per questo intende rinunciare ad esprimere il suo giudizio sull'oggetto del referendum, che resta fortemente negativo. "E il mio è un no ragionato, non un no acritico", conferma Ciampi, che sulla questione sta studiando da tempo, e ha maturato una convinzione che gli deriva dai pareri e dagli scritti dei più importanti giuristi italiani. Secondo Ciampi, il "pacchetto" di modifiche costituzionali messo insieme dalla Casa delle Libertà - come ha detto l'ex presidente della Consulta Valerio Onida - rischia in effetti di "minare il funzionamento delle istituzioni". Lo confermano i più grandi costituzionalisti italiani, a partire da Gustavo Zagrebelski fino ad arrivare a Andrea Manzella. Lo ha ribadito, proprio in questi ultimi giorni, Francesco Paolo Casavola. "Andate a rileggere quello che ha scritto sul 'Mattino' di Napoli - commenta Ciampi - e capirete perché non si può non votare no a questo referendum". Di quell'articolo, uscito sul quotidiano partenopeo martedì scorso, l'ex Capo dello Stato condivide dalla prima all'ultima riga. A partire da una premessa fondamentale: la riforma del Polo, passata con la formula della revisione costituzionale prevista dall'articolo 138 della stessa Carta, è di fatto illegittima. Il testo approvato dalla Cdl, infatti, mira a cambiare la forma di Stato e di governo, ma così facendo viola l'articolo 139 della stessa Costituzione: "La forma repubblicana - c'è scritto - non può essere oggetto di revisione costituzionale". Questo "istituto", secondo l'articolo 138, era stato pensato dai costituenti per introdurre modifiche "puntuali e circoscritte" della nostra Costituzione. La riforma del Polo è invece una riscrittura radicale, confusa e contraddittoria, della Carta del '48. Qui sta il rimando fondamentale, e di metodo, che Ciampi fa allo scritto di Casavola: "Passare dallo Stato unitario allo Stato federale, dal governo parlamentare al premierato che non ha contrappesi né nel presidente della Repubblica né nel Parlamento, non si può con revisione della Costituzione, perché la Costituzione lo vieta". Meglio di così non si poteva dire. E a chi obietta perché Ciampi, quand'era sul Colle, abbia dato via libera e abbia promulgato questo inaccettabile stravolgimento della sua "Bibbia civile", l'ex Capo dello Stato risponde a tono: "Anche questa - dice - è una polemica strumentale. Quel testo, dopo la sua quarta approvazione parlamentare, non è mai passato al Quirinale. E' stato pubblicato direttamente sulla Gazzetta Ufficiale, perché gli italiani potessero poi richiedere il referendum confermativo. E dunque non è mai transitato né sulla mia scrivania, né su quella dei miei uffici giuridici". Se in via del tutto ipotetica questo fosse stato permesso dalle procedure costituzionali, l'ex presidente della Repubblica non avrebbe esitato ad opporre il suo "no" alla promulgazione dell'ennesimo strappo legislativo voluto dal centrodestra, dopo la Gasparri sulle tv, la Castelli sulla giustizia e la Cirielli sulla prescrizione. Perché a Ciampi, anche nel merito, questa riforma sembra inaccettabile. Il senatore a vita non vuole addentrarsi nei dettagli. Ma ancora una volta invita alla lettura dell'articolo di Casavola. La devolution non farà altro che privare il cittadino del principio di uguaglianza di fronte a beni essenziali come la salute, l'istruzione, la sicurezza, "disponibili solo da quell'unico sovrano che è la Nazione". Il premierato "forte" significa solo "l'uscita dal principio delle democrazie costituzionali", secondo cui "ogni potere è bilanciato da un altro potere". Ciampi l'ha detto più volte nel corso del suo settennato, ed oggi ne è ancora più convinto: "La nostra Costituzione è viva e attuale, perché in essa gli italiani si riconoscono ogni giorno". Questo non vuol dire che l'ex Capo dello Stato appartenga alla schiera dei cultori del "dogma dell'inviolabilità della Costituzione". Nel corso del suo settennato ha ripetuto più volte, e oggi ne è ancora più convinto, che si possa anche "pensare di ritoccarla, di fare delle correzioni, ma nel rispetto della sua essenza". E purché se ne rispetti il "valido telaio sul quale operare le modifiche necessarie in un mondo che cambia, senza disperderne i principi e i valori fondamentali". Insomma, Ciampi rifiuta lo schema demagogico e ideologico di chi, sul versante dell'attuale opposizione, oggi sostiene che votare sì al referendum significa essere "progressisti e moderni", mentre votare no equivale a qualificarsi come "vecchi e conservatori". "Le modifiche alla Costituzione - ragiona in queste ore l'ex Capo dello Stato - sono possibili nei limiti previsti dall'articolo 138 combinato con l'articolo 139". Modifiche di portata più ampia, come ha detto durante la sua permanenza sul Colle e come continua a dire anche oggi, "non possono essere affidate solamente ad una parte, sostenendo che vi è una maggioranza che ha i voti e le fa passare a tutti i costi, salvo poi fare ricorso al referendum finale del cittadino". E comunque qualunque modifica dovrebbe assicurare "la coerenza e la funzionalità del quadro costituzionale, nel suo insieme e in tutte le sue parti". E' esattamente questa, la coerenza che manca al disegno "pseudo - riformatore" della Cdl. Che invece, come afferma Casavola e come conviene Ciampi, mira solo a "scambiare per Costituzione un'autorizzazione a governare, per interessi congiunturali o particolari". Ecco perché, una volta di più, il senatore a vita, domenica prossima, scriverà sulla scheda il suo no. Un no che non vuole chiudere, ma semmai aprire una fase di confronto. Rimettere in moto un processo di revisione coerente con i valori irrinunciabili di uno Stato costituzionale. Ci ha lavorato per sette anni, purtroppo inutilmente. Far dialogare i due poli, per garantire una "difesa dinamica dei nostri valori costituzionali". Quel dialogo andrebbe ripreso. Il no al referendum lo consente, il sì rischia di precluderlo per sempre. Sarebbe il peggiore dei mali, secondo Ciampi, convinto insieme a Casavola che "la Costituzione non è di destra né di sinistra, ma è di tutti e per tutti". Si finisce da dove tutto era cominciato: "patriottismo costituzionale". Non c'è altra formula, per descrivere le parole e i pensieri di Ciampi alla vigilia del referendum. C'è giusto il tempo, prima del voto di domenica prossima, per brindare al raddoppio di Inzaghi contro la Repubblica Ceca. "Bella partita", commenta il senatore a vita. Allora, forza Italia. Ciampi sorride, ci pensa un attimo e poi aggiunge: "Sì, sì, forza Italia. Ma non equivochiamo: lo dico in senso calcistico". (23 giugno 2006)

22 giugno 2006

io voto NO!

la tavola della pace dice NO!

Chi sono questi commmunistispaccavetrinegiottini (questo perchè anche loro sono andati al G8 di Genova!) de la tavola della pace?
Il Comitato direttivo della Tavola della pace è composto da: Associazione per la Pace, Francescani del Sacro Convento di Assisi, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, CGIL, CISL, ARCI, ACLI, Pax Christi, Emmaus Italia, AGESCI, CIPSI, Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, Centro per la pace Forlì/Cesena, Sdebitarsi, FIVOL-Fondazione Italiana Volontariato, ICS, Banca Etica, Legambiente, Peacelink, Manitese, Focsiv, Cnca, Movimento Federalista Europeo, Beati i Costruttori di pace.
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Cosa dicono questi commmunistispaccavetrinegiottini ?
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Comunicato Stampa
La Tavola della pace sul Referendum del 25 e 26 giugno
Noi voteremo NO Perugia, 22 giugno 2006
Alla vigilia del Referendum Costituzionale del 25 e 26 giugno, con il quale i cittadini italiani saranno chiamati a votare la modifica della parte II della Costituzione, Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionali della Tavola della pace, hanno rilasciato la seguente dichiarazione. "Il referendum permette ai cittadini di annullare una riforma che intacca profondamente la Costituzione italiana.La vera questione in gioco non è tanto la cosiddetta devolution o il numero di deputati e senatori come demagogicamente viene detto. La vera questione è la concentrazione dei poteri nelle mani del Primo ministro. E´ una riforma in senso autoritario che in pratica toglie alla Camera dei deputati ogni potere decisionale autonomo.E´ una riforma che attacca l´unità nazionale e l´uguaglianza dei cittadini perché delega alle Regioni la competenza in ambiti fondamentali come la salute e l´istruzione. E´ una riforma costosa e dai tempi incerti che però chiede una conferma ai cittadini che renderebbe difficile ogni altra modifica in tempi brevi. E' una riforma che in realtà attacca la Costituzione e l´ordinamento democratico che il nostro paese si è dato, una riforma costruita per concentrare i poteri nelle mani del Primo ministro, esautorando Parlamento e Presidente della Repubblica con modalità del tutto estranee ai modelli delle democrazie europee. E´ una riforma che mira a trasformare radicalmente le radici del nostro Stato. Siamo convinti che una tale trasformazione non possa essere frutto della elaborazione di una sola parte politica, ma debba essere generata da un processo condiviso che coinvolga le forze politiche di maggioranza e di opposizione, le autonomie locali, la società civile e tutto il popolo italiano. Dire NO a questa riforma è una SCELTA DI DEMOCRAZIA. "

20 giugno 2006

L'ACLI pensiero

Salviamo la costituzione
VOTIAMO NO AL REFERENDUM
Il 25 ed il 26 giugno 2006 si voterà per il referendum confermativo della legge di modifica costituzionale approvata nella passata legislatura dalla maggioranza di Centro-destra. Indetto grazie alla raccolta di oltre 800mila firme di cittadini italiani, il referendum è stato richiesto dal Comitato “Salviamo la Costituzione”, cui aderivano anche le Acli, per dire “NO” alla riforma votata dalla Casa delle Libertà “a colpi di maggioranza”. Le obiezioni delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani riguardano sia il metodo che il merito di un progetto di modifica costituzionale nato e approvato con spirito di rivalsa e di contrapposizione, gravemente sbilanciato nell’attribuzione dei poteri, oltre che confuso e contraddittorio nel suo complesso. Per questi motivi le Acli, che hanno aderito al Comitato referendario, invitano tutti i cittadini a recarsi alle urne il prossimo 25 e 26 giugno e a votare NO al referendum per impedire l’entrata in vigore di questa riforma. L’auspicio dell’Associazione è che la vittoria del NO possa finalmente aprire una nuova stagione costituente in cui si lavori per riscrivere le regole del nostro convivere in maniera condivisa
fonte: acli.it

Racconti, Favole e...

Non sono nato a San Felice. Non sono nato a Portese.
Forse proprio per questo motivo sono affascinato dalla storia di questa terra. Mi piace fermarmi con gli anziani e farmi raccontare il paese di una volta. Mi piace sentire quel modo di parlare. Mi piace vedere i gesti e gli sguardi. Le storie di donne e uomini che in molti casi sono un soprannome che racconta già tutto.
Le storie e le favole di San Felice e Portese.
Qualcosa di fantastico.
Fantastico….Favole.
Per fortuna la vena favolistica non è finita e continua la tradizione orale di questo magnifico paese. Ci si trova in piazza, in bar e per strada. Ogni luogo, ogni occasione è buona per raccontarsi qualcosa.
Ci sono alcune nuove favole (o racconti se preferite) che mi hanno fatto sorridere (o ridere se preferite) non poco.
La prima risale a qualche anno fa. Credo fosse il Giugno 2004 quando l’ho sentita per la prima volta. Eravamo in campagna elettorale ed in piazza è capitato di sentire la seguente frase, che riporto in italiano perché con il dialetto ho ancora qualche problema: “va bene votare per qualsiasi lista, basta non votare quella dove c’è il no-global” e poi “si perché quello li è andato a Genova a spaccare le vetrine e adesso è sotto processo”.
Caspita! Ma chi cavolo era quello che è sotto processo per essere andato a Genova a spaccar vetrine?
Caspita! Io a Genova c’ero ma non ho visto nessun viso di San Felice…almeno che non fosse in mezzo agli scontri. Si forse era in mezzo agli scontri e quindi io non potevo averlo visto.
Ho cercato per giorni chi fosse questa persona, almeno per parlarci assieme per scambiare due parole, per capire cosa lo avesse spinto a spaccare vetrine, a fare una cosa tanto scellerata, cretina, da imbecilli.
Ho fatto passare le liste credo un centinaio di volte. Ho fatto domande a destra e manca. Ci mancava solo che incaricassi un investigatore per scoprire chi fosse questa persona.
Niente.
Finché una bella mattina appena sveglio ho realizzato: quel no-global sono io.
Del resto io sono andato a Genova nel 2001. Ho partecipato alle manifestazioni contro la globalizzazione incontrollata che sta massacrando il mondo (noi compresi!).
Potevo essere solo io quello indicato come il no-globalspaccavetrineinquisitoeprocessatoagenova.
Ma caspita io non ho spaccato vetrine e tanto meno sono sotto processo.
Ricordo perfettamente con chi ero. Ero con la CGIL di Brescia (e quindi colpevole perchè commmunisti!) e con noi c’erano, un gruppo scouts (dietro), una rappresentanza di una università inglese (a destra), i Padri missionari amici di Zanotelli (a sinistra) e davanti avevo la rappresentanza delle ACLI. Ma più avanti….a circa un centinaio di metri c’erano i Giovani Padani, movimento dei giovani leghisti.
Si, è vero, non erano con le proprie insegne ma suvvia quelli lì sono sempre riconoscibili, basta sentirli parlare!
Se tanto mi da tanto, per i nostri favolieri locali, tutti questi (Sindacalisti, Scout, Acli, Preti, Univesitari) sono dei noglobalspaccavetrineinquisitieprocessatiagenova.
Vi immaginate gli scout, incitati dai sindacalisiti, a lanciar sassi e sparar eresie mentre il fronte viene rafforzato dalle Acli aiutati dalle preghiere dei padri comboniani????
Quindi che fare se non considerare questa una nuova favola del nostro territorio?

C’era una volta, miei piccoli creduloni, un commmunista che mangiava i bambini…

[nei prossimi post due nuove favola: il concerto da 5000 dobloni d’oro e il porto incantato. Da non perdere!!!]

L'Italia operosa che sta con Berlusconi.

da corriere.it (foto dal sito della Camera dei Deputati)

Illecito affidamento appalto di gestione di 11 residenze sanitarie assistite
Puglia: arresti per l'ex presidente Fitto
Non va in carcere ma agli arrestati domiciliari perché è stato eletto deputato di Forza Italia
BARI - Mandato di arresto per l'ex presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto nell'ambito dell'inchiesta sul presunto illecito affidamento al consorzio San Raffaele di Roma dell'appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici residenze sanitarie assistite (Rsa). Ma Fitto non va in carcere: essendo stato eletto in aprile alla Camera dei deputati nelle liste di Forza Italia, fino all'eventuale autorizzazione di Montecitorio è stato messo agli arresti domiciliari.
TANGENTI - Secondo l'accusa per l'affidamento dell'appalto sarebbe stata versata una tangente da 500 mila euro al movimento politico creato da Fitto per le regionali dell'aprile 2005, «La Puglia prima di tutto». Fitto venne sconfitto per soli 14 mila voti dal candidato del centrosinistra Nichi Vendola. A Montecitorio militari della Guardia di Finanza hanno depositato martedì la richiesta di autorizzazione a procedere all'arresto e il provvedimento cautelare. L'inchiesta - a quanto è dato sapere - si avvale di numerose intercettazioni telefoniche e del sequestro di vari documenti.
BENI SEQUESTRATI - Beni immobili, quote societarie, autoveicoli e conti correnti bancari per un valore stimato in 55 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Bari nell'ambito dell'inchiesta. Si tratta di beni di proprietà di Fitto, dell'imprenditore romano Giampaolo Angelucci (presidente della Fondazione San Raffaele) e di quattro società del gruppo Tosinvest (della famiglia Angelucci). Per il reato di corruzione è stato posto agli arresti domiciliari l'imprenditore televisivo Paolo Pagliaro, proprietario dell'emittente Telerama. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe De Benedictis ha ritenuto che nei confronti di Fitto si può procedere al sequestro senza che sia necessaria l'autorizzazione a procedere della Camera.

01 giugno 2006

Dopo il Presidente Cameriere, il Sindaco Cuoco

Lorella Lavo è la prima donna dei Democratici di Sinistra a diventare Sindaco in Valtenesi.
Svolta epocale a Moniga del Garda dove la destra ha perso in modo sonoro dopo cinque anni di mal governo.
Con Moniga siamo a Tre su Sette...ancora molta strada da fare....
Lorella ha almeno una cosa in comune con il nostro Presidente della Repubblica: Ha lavorato ai tavoli di una Festa de l'Unità.

Lettera al Direttore del Bresciaoggi.

Egr. Direttore,
leggo la prima pagina del suo giornale del 30 maggio 2006 e noto che tra i titoli compare la “sorpresa” per la vittoria elettorale di Lorella Lavo a Moniga del Garda.
In realtà per chi vive a Moniga, ma anche in tutta la Valtenesi, la vittoria di Lavo non è assolutamente una sorpresa.
Anni di duro lavoro hanno visto il giusto riconoscimento. La capacità di Lorella nel tenere unita l’opposizione al ex Sindaco Pollini durante tutta la passata legislatura e l’allargamento della lista civica a forze di origine diversa ci avevano fatto intuire, già qualche mese fa, che la vittoria non fosse solo una speranza.
A Moniga ora governerà una coalizione che non ha un colore politico definito. E così deve essere per poter dare nuove speranze ad un Comune che negli ultimi anni ha sofferto di una politica vecchia e non più al passo con le nuove esigenze degli abitanti. Una politica, quella di Pollini, lontana dai cittadini e dalle loro reali necessità.
Lorella, prima ancora di essere Sindaco, è una cittadina di Moniga che ama il suo Paese. In altri tempi si sarebbe detto è “una di noi”. Ed è così. E’ una donna giovane e piena di passione. Saprà rispondere al meglio alla voglia di cambiamento che i cittadini di Moniga hanno chiesto con il voto.
Quindi, come dicevo prima, Moniga non è una sorpresa ma il frutto di un lavoro meticoloso portato avanti con tenacia.
Altre potrebbero essere le sorprese che le urne della Valtenesi ci hanno lasciato.
A Polpenazze ad esempio. Dove la lista “Torre 2006” ha ottenuto un risultato oltre ogni aspettativa. Etichettata con disprezzo dagli avversari come di “estrema sinistra” in realtà presentava persone eterogenee con idee innovative, coraggiose e risolutive dei molti problemi che questo Comune denuncia. Abbiamo, in questo paese, sofferto la divisione delle forze del centro sinistra. La responsabilità di questa divisione ricade su singoli e non sui partiti locali. Queste ultimi però dovranno, nei prossimi giorni, farsi carico del superamento delle divisioni e dell’organizzazione di una seria e ferrea opposizione al Sindaco Turrina.
Vede, sig. Direttore, in Valtenesi da qualche anno si respira un’aria diversa. Le elezioni del 29 maggio hanno contribuito in parte a portare nuove energie. Sono certo che continuando il lavoro fatto fino ad ora, presentando un nuovo modo di pensare la politica, portando avanti le idee di rinnovamento per cui ci battiamo quotidianamente e puntando su persone pulite e credibili riusciremo a dare nuove speranze a questa nostra meravigliosa terra.

La ringrazio per l’attenzione e le auguro buon lavoro.

Democratici di Sinistra
Sezione “Enrico Berlinguer”
Valtenesi - Brescia
Simone Zuin

30 maggio 2006

L’Italia Bulgara

C’è chi dice che l’Italia è un Paese diviso a metà.
Sarà anche vero ma se andiamo a vedere i risultati delle elezioni del 28 e 29 Maggio sembra di vivere in una Italia Bulgara.
A Torino, Roma e Napoli il centrosinistra vince con percentuali da paese bolscevico.
A Milano vince, ma non stravince, la Moratti e fa perdere una gran quantità di voti al centro destra.
Iddu dice che l’Italia operosa è rimasta con lui. Certo! E’ risaputo che a Roma e Napoli non lavora nessuno. L’economia di Torino, poi, si basa sull’agricoltura dei cavoletti di Bruxelles. A Torino il Commmunista Chiamparino ha incamerato appena il 66.6% dei consensi non sarà mica una vittoria!
Due ex Ministri battuti vergognosamente da due Commmunisti. Torino, appunto, dove il vincitore delle politiche tale Rocco Bottiglione incassa il supercalifragilisticoespiralidoso 29.5%. A Roma il buon Alemanno porta a casa il 37.1% mentre il compagno Bil Uolter Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Clinton raggranella solamente il 61.4%
Rosa RUSSO (quindi commmunista!) Jervolino, già data perdente dalla casa delle illibertà, può vantare un risicato 57.1%.
Non parliamo poi delle Province. Sembra il risultato di una partita di pallore. Unione-CDL 5-3 senza tempi supplementari.
Con questi risultati a Iddu converrebbe chiedere la riconta dei voti. Povero Iddu, si era presentato capolista in quasi tutte le città “importanti” e la sua Sforzina Italia ora si ritrova una Casina delle Illibertà!
In Sicilia poi il Totò vince ma perde qualcosa come 6 punti percentuali. Cose da pazzi. Una certa Rita Borsellino si presenta e prende il 41%. Sicuramente c’è qualcosa di losco. Anche qui Iddu dovrebbe presentare la richiesta della riconta dei voti. Una che si chiama Rita non può prendere i voti di uno che si chiama Totò. E’ chi è ‘sta Rita! Non vorrai mica metterla a confronto con Totò! Del resto in Sicilia non si dice mica: Cu scinni scinni, cu acchiana acchiana, sunnu tutti testa di milingiana!

24 maggio 2006

Diciassette uomini sulla cassa del morto...

Per la serie “sono orgoglioso di aver votato per la destra e sono orgoglioso dei rappresentanti che ho mandato a Roma

dal blog di Beppe Grillo
Aggiornamenti sui pregiudicati in Parlamento.
8 sono stati eliminati e sono quindi ormai pregiudicati extra parlamentari, liberi di rifarsi una vita. 16 sono stati rieletti in quanto scelti dai segretari di partito che li hanno messi in lista. Uno si è fatto condannare dopo le elezioni per corruzione giudiziaria e non si sa bene se si sia dimesso o voglia partecipare alle sedute nelle due ore d’aria. Per sicurezza lo lascio in elenco.
Il totale dei pregiudicati è quindi sceso da 24 a 17. Di questo passo per le elezioni del 2101 il Parlamento sarà finalmente pulito. Un lieto evento a cui assisteranno i nostri pronipoti.

I 17 superstiti sono tutti deputati di lungo corso, alcuni sono lì da prima dell’ultimo scudetto dell’Inter. Sono affezionati alle istituzioni che rappresentano. Grazie alla loro esperienza in termini di reati possono legiferare in modo da prevenirli o, e questo è il sogno di tutti quelli che si sono fatti beccare, per eliminare il reato e tornare vergini e puri.

La contabilità dei pregiudicati vede saldamente al primo posto, come da tradizione, la casa circondariale delle libertà con 9 presenze. Gli altri partiti sono minoritari. Inquietano però i neo parlamentari Pomicino e De Michelis eletti nella nuova Dc e nel nuovo Psi. Sono il nuovo che avanza, o forse l’avanzo che resta?
Come venirne a capo di questi benedetti uomini (avete notato che sono tutti uomini)? Io non so più cosa fare.
Ma cinque anni sono lunghi, tutto può succedere. Pur non augurando nulla di male ai pregiudicati (basta e avanza per questo il numero 17), se per qualche problemino fisico, ma piccolo, piccolo, fossero costretti a levare le tende prima di fine legislatura, gli italiani onesti, i non pregiudicati per intenderci, lo prenderebbero come un segno di un destino benevolo, quelle fortune che ogni tanto capitano nella vita.

I 17 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO

1 Berruti Massimo Maria FI
2 Biondi Alfredo (reato poi depenalizzato) FI
3 Bonsignore Vito Udc - Parlamento Europeo
4 Bossi Umberto Lega Nord-Parlamento Europeo
5 Cantoni Giampiero FI

6 Carra Enzo Margherita
7 Cirino Pomicino Paolo Nuova Dc
8 Dell'Utri Marcello FI
9 De Michelis Gianni Nuovo Psi
10 Jannuzzi Lino FI
11 La Malfa Giorgio Pri
12 Maroni Roberto Lega Nord
13 Previti Cesare FI
14 Sterpa Egidio FI
15 Tomassini Antonio FI
16 Visco Vincenzo Ds
17 Vito Alfredo FI

23 maggio 2006

Figli di una cività superiore.

Per la serie “sono orgoglioso di aver votato per la destra e sono orgoglioso dei rappresentanti che ho mandato a Roma

Da repubblica.it -23/05/06
Maurizio Saia in una trasmissione tv attacca il neo-ministro e poi aggiunge: "Nessuna offesa, anch'io ho un parente gay"Senatore di An: "Bindi è lesbica via dal ministero della Famiglia"

La Bindi? Una lesbica, e non può guidare il ministero della Famiglia". Le parole di Maurizio Saia, senatore di An, fanno insorgere il centrosinistra. Che replica: "Fini lo sconfessi subito". Ma il senatore non retrocede e più tardi sottolinea che "lesbica non è un offesa, ma indica una scelta libera e legittima nell'ambito dell'esplicazione della propria sessualità". Parole che fanno dire a Fini: "E' un imbecille". "Non credo - aveva detto Saia in una intervista a Canale Italia - che sia un segreto, non ho nulla contro le lesbiche, ma va chiarito che Rosy Bindi è lesbica. Per ciò non mi è sembrato, sul piano politico da parte di Rosy Bindi, corretto assumersi non il ruolo dell'economia o dell'istruzione, dove pure già avrei avuto delle difficoltà ad accettarla, ma il dicastero della Famiglia ad una persona che di famiglia non sa niente". Ironica ma secca la risposta del ministro non nuova ai colpi bassi di esponenti di Alleanza nazionale: "Mi dispiace per il senatore Saia ma anche se, per scelta personale, ho rinunciato a sposarmi mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli. Tutte qualità che il senatore di An non possiede".

E il neo-ministro minaccia querele "per le offese ricevute, anche nei confronti della trasmissione televisiva" e aggiunge "Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi. E' evidente che le parole di Saia tradiscono la mentalità discriminatoria retaggio della sua storia politica e dimostrano l'imbarbarimento del confronto politico. Quanto ai miei impegni a favore della famiglia - conclude Rosy Bindi - può documentarsi sia leggendo il programma dell'Unione sia la mia lettera pubblicata domenica scorsa da Avvenire". E l'attacco di Saia ha suscitato una indignazione (quasi) bipartisan. Pierluigi Castagnetti, il vicepresidente di Montecitorio e compagno di partito del ministro chiede per il senatore "un provvedimento disciplinare da parte del gruppo di An per non pensare ad una sorta di complicità politica". Gli fa eco, dalle fila dell'opposizione, Franco De Luca, responsabile enti locali della Dc: "Questo è un caso classico in cui non bastano le classiche scuse al ministro Rosy Bindi". Non è da meno, sul fronte opposto, il parlamentare dei Ds Franco Grillini: "Sappiamo che Rosy Bindi non è lesbica, e che se lo fosse non avrebbe problemi a dirlo. Hanno problemi, al contrario, tutti quei parlamentari omosessuali di an e del centro-destra costretti a nascondersi e ad avere una doppia vita". E allora, domanda il deputato della Quercia, "perché Saia non ce ne parla del dramma che vivono? Non è accettabile neppure l'idea che un omosessuale non possa ricoprire la carica di ministro".

Ti amo campionato

Il testo integrale della canzone cantata da Elio nel '98


Basta adesso con i litigi, i bisticci, basta con ladri e Juventopoli e tutte quelle cose lì, basta! Chiudiamo il campionato così com'era iniziato, nel segno dell'amore!
Ti amo, ti amo campionato, ti amo campionato, perché non sei falsato, no, no, non sei falsato, a me mi eri sembrato falsato, ma han detto che non sei falsato. Ha detto Umberto Agnelli che son state solo delle sviste. Due o tre sviste arbitrali.
Ma a me mi era sembrato che già da molto tempo qualcosa stava accadendo. Ad esempio, in Juve - Udinese dell'1 Novembre '97 il signor Cesari non ha convalidato un gol che aveva fatto Bierhoff che era entrato di tanto così, diciamo delle dimensioni tipo Rocco Siffredi.
E poco dopo, in Juve - Lazio, c'è stata un'azione in cui Del Piero è stato atterrato in area l'arbitro ha detto "Regola del vantaggio", Inzaghi ha preso il palo e subito dopo l'arbitro ha detto: "Non è più regola del vantaggio" diamo il rigore alla Juve.
Ma questo è stato fatto nel segno dell'amore. Io non vado certo a pensare che ci siano dietro delle cose sporche, no no no no no no, è stato fatto tutto nel nome dell'amore, in nome del campionato, del buon svolgimento e dell'amore fra le squadre, io non porto nessun risentimento. Perché ho visto che l'amore vince tutte le battaglie è in grado di far superare gli odi sia razziali sia interraziali, sia quelli tra le squadre. Diciamo che in questo momento io sono quasi contento che alla fine della fiera mi sembra che l'ho preso in quel posto.
E penso a quelli che hanno fatto un abbonamento da un miliardo in tribuna rossa per andare a vedere l'Inter che si era comportata bene, o per andare a vedere la Lazio che a un certo punto della sua carriera, diciamo il 5 aprile del 1998, ha avuto un fallo in area fatto da Juliano e l'arbitro Collina non l'ha fischiato e allora tutti hanno pensato male. Ma non dovevano pensare male! No no no no no no! Perché l'arbitro Collina, così come l'arbitro Rodomonti, diciamo quello di Juve - Empoli, non ha commesso quella svista in nome di chissà quale pastetta, no no no no no, l'ha fatto in nome dell'amore!
Perché lui ama il campionato e voi non lo sapete ma gli arbitri si vogliono bene, e si vogliono bene anche con i calciatori tanto è vero che io con i miei occhi ho visto che alla fine di Inter - Juventus l'arbitro della partita è andato dai calciatori della Juve e li ha baciati e li ha abbracciati come se fossero degli amici, e tutto questo in nome dell'amore, e allora tutti insieme cantiamo:
Ti amo, ti amo campionato perché non sei falsato, anche se inizialmente era sembrato in realtà non sei falsato. L'ha detto Umberto Agnelli l'han detto tanti critici di calcio, l'ha detto tanta gente, insomma: non sei falsato.
Anche se sarebbe sembrato... Ad esempio mi era sembrato, in Juventus - Roma dell'8 febbraio '98, quando l'arbitro Messina non ha dato il rigore su Gautieri, e ad esempio anche in Brescia-Juve dell'11 febbraio '98 quando il signor Bettin non ha dato un rigore a Hubner, un rigore grosso così. E questo è stato fatto nel segno dell'amore perché l'amore è importante, l'amore è un qualcosa di essenziale, sembra che nel calcio non ci sia e invece dopo c'è, tu dici: "Ma l'amore nel calcio non c'è". No, guardando bene lo trovi in ogni piccolo particolare.
Ad esempio nel mio amico che sembra che indossi la maglia del Milan, e invece è la maglia del Foggia, se voi guardate bene, quella lì è la maglia del Foggia, così come se voi guardate bene le sviste arbitrali non sono state due ma sono state tipo dieci, dieci, undici o dodici, e la maggior parte delle quali a favore della Juve. Ma alla fine l'amore dato è uguale all'amore che dai.
E allora amici, cantiamo tutti insieme: ti amo campionato, tu non ci sei mancato, anzi, tu ci eri mancato, adesso siamo contenti che sia finita così perché l'amore ha riempito tutto l'universo della F.I.G.C., particolarmente Baldas!
Ad esempio in Juve-Piacenza, Borriello ha convalidato il secondo gol irregolare che ha fatto Del Piero che si è fatto passare la palla sul braccio. Ma era talmente bello che era un peccato non convalidarlo, e allora cos'ha detto? "Convalidiamolo". Perché nel calcio tutti si amano, e allora cosa vuoi fare? Vuoi dare il rigore a Ronaldo, vuoi convalidare il gol del Napoli che forse c'era, vuoi dare, per esempio vuoi dare un fallo a Montero che gli ha dato una gomitata a Neqrouz in piena area?
Era calcio di rigore con espulsione e non ha dato niente perché aveva capito che Montero amava Neqrouz E d'altra parte Neqrouz con i suoi trascorsi cosa vuoi che non ami Montero? I due si amavano, l'arbitro aveva già visto che c'era qualcosa in quella gomitata, che non era altro che una scaramuccia, perché l'amore non è bello se non è litigarello. Era una scaramuccia... Era una scaramuccia... E forse abbiam finito...

21 maggio 2006

Forza Ciampi!

Nota della CDL da repubblica.it – 3 maggio 2006
La Casa delle Libertà fa appello al Parlamento e ai rappresentanti delle regioni perché interpretino il corale sentimento degli italiani e, al di là e al di sopra di ogni possibile convenienza di parte, rieleggano Carlo Azeglio Ciampi che in questi sette anni ha rappresentato un solido punto di riferimento morale e istituzionale di tutta la nazione"

da repubblica.it – 19 maggio 2006
Sfilano tra fischi e insulti. "Necrofori". "Venduti". I sette senatori a vita pagano a caro prezzo la scelta di votare la fiducia al governo Prodi. "Hanno fatto qualcosa di immorale" tuona Silvio Berlusconi. La Cdl scatena una gazzarra che accompagna i sette mentre sfilano davanti al banco della presidenza. Una gazzarra che non risparmia nessuno, nemmeno l'ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Tantomeno Giulio Andreotti che la Cdl aveva portato come candidato alla presidenza al senato. "Venduto" anche lui.
E' c'è a San Felice chi si rallegra della vittori della Destra. Belli 'sti rappresentanti che avete mandato a Roma. Complimenti. Complimenti vivissimi per la coerenza!

Forza Ciampi!
Io sto con te e con te c'è metà dell'Italia, quella sana.
Lo eravamo ieri, lo siamo oggi.

16 maggio 2006

Innovazione Magiasoldi

dal blog di Beppe Grillo.

Viviamo in una realtà sempre più innovativa.
Una realtà che mette l’innovazione a disposizione di tutti. Quale azienda può al giorno d’oggi permettersi di non essere innovativa? C’è sempre più bisogno di idee innovative. L’innovazione ci semplifica la vita, ci aiuta. In un certo senso ci nobilita, come una volta il lavoro.
In autostrada usiamo il telepass, paghiamo la benzina con la carta di credito, ricarichiamo il cellulare da ogni punto Atm, paghiamo le bollette on line e tante tante altre cose. La tecnologia è bella perchè ci rende liberi. La tecnologia è bella perchè aumenta i profitti delle aziende che inventano nuovi servizi. Paghiamo per il telepass oltre che per il pedaggio, per il pagamento via carta di credito oltre che per la benzina, per la possibilità di ricaricare il cellulare oltre che per la ricarica, per poter pagare una bolletta on line oltre che l’importo della bolletta. Insomma paghiamo il nulla. Le aziende ci stanno facendo pagare le transazioni di pagamento, incantesimi dell’etere, furti legalizzati.
Infatti, infatti...
L’innovazione diminuisce i costi delle aziende, il telepass elimina il costo del casellante, la carta di credito le operazioni di deposito del contante, il pagamento delle bollette il costo dell’impiegato e la ricarica del cellulare anticipa alla società telefonica i soldi delle chiamate.
L’innovazione serve quindi a renderci più felici e più poveri (del resto non si è sempre detto che il denaro non dà la felicità?) e ad ingrassare le aziende, le stock option, il titolo in borsa, i tronchettibenettonscaroni.
Ma quando la smettiamo di farci prendere per il c..o?
Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male e ha chiesto alla Commissione Europea l’abolizione dei costi di ricarica per i cellulari che esiste solo in Italia.
Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l’Authority, altra innovazione che ci rende (inconsapevolmente) poveri.Bastano 50.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica. Firmate la petizione!

15 maggio 2006

Il Presidente cameriere.

Giorgio Napolitano è l'undicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Il primo ad aver servito ai tavoli di una Festa de L'Unità. Il primo a provenire da dal Partito Comunista Italiano.

La giovinezza e la militanza nel PCI
Nasce a Napoli il 29 giugno 1925.
Nel 1942 Napolitano si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza all'Università di Napoli. Durante gli anni dell'università, fa parte del GUF, il gruppo universitario fascista: collabora infatti con il settimanale IX maggio tenendo una rubrica di critica teatrale. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che seppur militando ufficialmente nel fascismo guardava alle prospettive dell'antifascismo. Napolitano dirà più avanti: "[il GUF] era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato".
Il giovane Napolitano, appassionato di teatro (un interesse coltivato tra i banchi del liceo Umberto di Napoli, con amici come Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Antonio Ghirelli), debuttò anche come attore in un paio di piccole parti nella compagnia del GUF al Teatro degli Illusi presso Palazzo Nobili anche se con scarsi risultati.
Durante l'occupazione tedesca, con il gruppo formatosi all'interno del GUF prese parte alle azioni della Resistenza in Campania. In particolare, tra queste, l'azione con cui si impadronirono della redazione del IX maggio, pubblicando brani di Karl Marx mascherati come pezzi firmati di volta in volta dai diversi componenti del gruppo.
Nel 1945 Napolitano aderì al Partito Comunista Italiano, di cui fu segretario federale a Napoli e Caserta.
Due anni dopo, nel 1947, si laureava in Giurisprudenza con una tesi di economia politica dal titolo: "Il mancato sviluppo industriale del Mezzogiorno dopo l'unità e la legge speciale per Napoli del 1904".
Eletto deputato nel 1953 (e successivamente sempre rieletto, nella circoscrizione di Napoli, fino al 1996), divenne responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, di cui era diventato membro a partire dall'VIII congresso (1956).
In quell'anno, tra l'ottobre e il novembre, si consumò da parte dell'URSS la repressione dei moti ungheresi, che la dirigenza del PCI condannò come controrivoluzionari (L'Unità arrivò persino a definire gli operai insorti "teppisti" e "spregevoli provocatori"). Napolitano, nella sua autobiografia politica "Dal PCI al socialismo europeo", parla del suo "grave tormento autocritico" riguardo a quella posizione, nata dalla concezione del ruolo del Partito comunista come "inseparabile dalle sorti del campo socialista guidato dall'URSS", contrapposto al fronte "imperialista".
In effetti, in quel periodo, non tutti nel comunismo europeo condivisero quella scelta, tanto che la CGIL (come in Francia un gruppo di intellettuali) consumò uno strappo notevole, affermando che quella d'Ungheria era da considerare una legittima rivoluzione, e che nel comunismo si dovevano aprire le prospettive di una apertura democratica. Questa contraddizione interna diventava ancora più evidente dal momento che l'VIII Congresso del PCI si era svolto all'insegna della "via italiana al socialismo" come via democratica e nazionale, con il principale apporto di Giorgio Amendola, di cui Napolitano si considerò sempre un allievo.

Gli incarichi nel partito
Tra il 1960 e il 1962 fu responsabile della sezione lavoro di massa, successivamente, dal 1963 al 1966, segretario della federazione comunista di Napoli.
Nel confronto interno che seguì la morte di Togliatti nel 1964, Napolitano fu uno degli esponenti moderati di maggior peso, parte della corrente del partito più attenta al Psi (che, rompendo il fronte popolare, entrò al governo con la Dc) in contrapposizione a quella più legata al clima di ribellione che precedette il 1968.
Dopo essere entrato, a partire dal X Congresso, nella direzione nazionale del partito, dal 1966 al 1969 divennne coordinatore dell'ufficio di segreteria e dell'ufficio politico del PCI. Nel 1966 rivestì l'incarico non ufficiale di vicesegretario di fatto del partito con Luigi Longo, finchè due anni più tardi l'incarico fu affidato a Enrico Berlinguer.
Tra il 1969 e il 1975, si occupò principalmente dei problemi della vita culturale del Paese, come responsabile della politica culturale del PCI. Il suo libro "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm (Laterza 1975) ebbe un grande successo, con traduzioni in oltre 10 paesi.
Negli anni '70 gestì i finanziamenti da Mosca al Pci (scrisse poi "L'oro di Mosca", tradotto in russo e presentato da Mikhail Gorbačëv).
Nel periodo della solidarietà nazionale (1976-79) fu portavoce del PCI nei rapporti con il governo Andreotti, sui temi dell'economia e del sindacato. Negli anni '70 svolse una grande attività all'estero, tenendo conferenze negli istituti di politica internazionale in Gran Bretagna, in Germania e (cosa all'epoca inusuale per un politico italiano) nelle Università degli Stati Uniti (Harvard, Princeton, Yale, Chicago, Berkeley, SAIS e CSIS di Washington).
La sua ferma critica all'Unione Sovietica era ormai accettata dalla maggioranza del partito. In questo periodo, contribuì al confronto con la socialdemocrazia europea, in special modo con l'Ostpolitik di Willy Brandt, e guida un viaggio semiufficiale negli Stati Uniti, dove fino a quel momento i partiti comunisti europei non avevano avuto cittadinanza politica. Con Amendola prosegì nella battaglia per far crescere l'europeismo del Pci fino a candidare al parlamento europeo Altiero Spinelli.
Dal 1976 al 1979 fu responsabile della politica economica del partito, mentre dal 1986 ne diresse la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali.
In quegli anni all'interno del PCI prevaleva, in politica estera, la linea di Napolitano di "piena e leale" solidarietà agli USA e alla NATO.
Dal 1981 al 1986 (durante l'VIII e la IX legislatura) fu presidente del gruppo dei deputati del PCI alla Camera dei Deputati, mentre dal 1989 al 1992 fu anche parlamentare europeo.
Alla morte di Enrico Berlinguer, Napolitano si trovò ad essere tra i possibili successori alla segreteria del partito; gli venne tuttavia preferito Alessandro Natta.

La transizione verso la socialdemocrazia europea
Napolitano fu uno degli esponenti storici della corrente moderata e socialdemocratica del PCI, nel solco della tradizione segnata da Giorgio Amendola; negli anni di maggior scontro interno tale corrente fu detta dagli avversari "migliorista", nome coniato anche con una certa accezione dispregiativa facendo riferimento ad un'azione politica che intendesse migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice senza però rivoluzionare strutturalmente il capitalismo.
Nel 1985 affermò che il riformismo europeo era "il punto di approdo del PCI".
Nel luglio del 1989 fu Ministro degli Esteri nel governo-ombra del PCI, da cui si dimise all'indomani del congresso di Rimini, in cui si dichiarò favorevole alla trasformazione in Partito Democratico della Sinistra. In un'intervista rilasciata il 6 marzo del 92 ribadì: "Ci caratterizza l'antica convinzione che il Pci abbia tardato a trasformarsi in un partito socialista democratico di stampo europeo".
Nel 1991, in piena guerra del Golfo, fece uno storico viaggio in Israele, riportando le posizioni del partito comunista verso una maggiore attenzione alle istanze della comunità ebraica.
Da Montecitorio al Quirinale
Nel 1992 venne eletto Presidente della Camera dei Deputati sostituendo Oscar Luigi Scalfaro che era stato eletto Presidente della Repubblica Italiana.
Successivamente, Romano Prodi lo sceglierà come Ministro dell'Interno del suo governo nel 1996.
Mentre ricopriva tale incarico, fu molto criticato per non aver attuato una tempestiva e adeguata sorveglianza su Licio Gelli, che fuggì all'estero il 28 aprile 1998, il giorno stesso della divulgazione della sentenza definitiva di condanna nei suoi confronti da parte della Cassazione. La fuga di Gelli era prevedibile, giacchè era gia stato già condannato per depistaggio di strage e ed era evaso dal carcere già nel 1983.
Dopo la caduta dell'esecutivo guidato da Prodi, fu nuovamente europarlamentare dal 1999 al 2004 tra le fila dei Democratici di Sinistra, e ricoprì in quella sede la carica di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (AFCO), una delle più influenti del Parlamento Europeo.
Il 23 settembre 2005 è stato nominato, contemporaneamente a Sergio Pininfarina, senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Il 10 maggio 2006 è stato eletto undicesimo Presidente della Repubblica Italiana alla quarta votazione con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto.
È la prima volta che un ex iscritto al Partito Comunista Italiano è eletto al Quirinale. Giorgio Napolitano è il terzo presidente ad essere stato eletto dopo la quarta chiama (lo stesso numero di scrutini era stato necessario per l'elezione di Einaudi e Gronchi), il quinto ex Presidente della Camera dei deputati eletto Capo dello Stato (lo stesso era successo per Gronchi, Leone, Pertini e Scalfaro), il secondo senatore a vita ad essere eletto successivamente Presidente della Repubblica Italiana (prima di lui Leone).

Rapporti con gli altri esponenti politici
Tra i suoi maestri di politica la figura più significativa è quella di Giorgio Amendola, leader dell'ala moderata del PCI. Da lui eredita l'orientamento riformista e ne ammira l'energia e l'imponenza ("anche per la sua mole", ebbe a dire), ma da cui riuscì tuttavia a distanziarsi condannando l'invasione sovietica dell'Afghanistan, che Amendola invece giustificava.
L'altro personaggio politico con cui nel PCI Napolitano si confrontò fu Enrico Berlinguer, suo coetaneo, che considerò parte del cammino verso il "superamento delle contraddizioni di fondo tra il PCI nella sua evoluzione e il comunismo come ideologia e come sistema". Si trovò al suo fianco nell'esperienza della solidarietà nazionale, ma in seguito ne criticò le scelte di arroccamento del partito sulle sue posizioni, lavorando invece alla tappa successiva della storia del comunismo italiano: la presa di distanza definitiva dall'URSS all'inizio degli anni Ottanta. In un famoso articolo pubblicato da l’Unità nell’estate del 1981, Napolitano mette in guardia Berlinguer dai pericoli del settarismo e dell’isolamento parlamentare verso cui, diceva, stava trascinando il Pci al solo scopo di battere i ‘familiari sentieri’ della lotta di classe.
Napolitano inoltre si adoperò per tenere aperta la possibilità di un confronto e di una possibile convergenza con il PSI. Cercò di mantenere vivi i contatti con il socialismo europeo e italiano anche negli anni del durissimo scontro tra Enrico Berlinguer e Bettino Craxi, che raggiunse il suo culmine con la differente posizione dei due leader sul referendum che avrebbe abrogato la scala mobile.
Nel 1994 fece scalpore il gesto del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che andò al suo banco per congratularsi del suo discorso, in cui aveva indicato "una linea di confronto non distruttivo tra maggioranza e opposizione".

Curiosità
Prima di entrare in politica fu attore teatrale ed ebbe il ruolo di protagonista nella commedia Viaggio a Cardiff di William Butler Yeats.
Fu soprannominato "Re Umberto" per la somiglianza fisica con Umberto di Savoia, l'ultimo re d'Italia, e per i modi misurati; fu soprannominato invece "Giorgio 'o sicco" (Giorgio il magro) dai compagni di partito di Napoli, per distinguerlo da Giorgio Amendola (detto "'o chiatto").
Per le sue posizioni riformiste, tese all'avvicinamento del PCI con il Partito Socialista, venne per lui coniato il neologismo "migliorista", inizialmente con un'accezione vagamente dispregiativa.
Verso la metà degli anni Settanta, l'università americana del MIT lo invitò a dare una conferenza ma l'allora ambasciatore americano a Roma, John Volpe, gli rifiutò il visto di ingresso negli Stati Uniti, essendo Napolitano comunista. La conferenza dovette essere annullata. Una decina di anni più tardi invece, grazie all'interessamento di Giulio Andreotti, Napolitano ottenne senza problemi il visto per gli Stati Uniti, dove diede conferenze ed ebbe importanti incontri ad Aspen, Colorado, e all'Università di Harvard.
È il terzo napoletano a salire al colle più alto: prima di lui Enrico De Nicola e Giovanni Leone

Testi tratti da: http://it.wikipedia.org

14 maggio 2006

Essere deficienti a San Felice

Luogo: Area verde nelle vicinanze di Via Preone. Portese.

Quando: Primi di maggio

Qualcuno ha sentito l'irrefrenabile necessità di risistemare il capanno degli attrezzi. Sai, la primavera, la voglia di spolverare, di sistemare, di aggiustare. Bello, quando si sistema qualcosa ci si sente felici dentro perché si sa di fare una cosa buona.

Sposti, sistemi, tinteggi, aggiusti, ripari, rivernici, acquisti. Ti senti utile, dai un senso alle cose che hai e che fai.

Alla fine ti rimane sempre qualcosa e di cui non sai più che fartene. Magari una vecchia bicicletta un quadro, una statuetta, un canna da pesca, un uccello imbalsamato. Magari due vecchie poltrone. Magari qualcosina riesci a regalarla, la bici, il quadro, la statuetta, la canna da pesca e l'uccello. Ma le poltrone? che te ne fai di quelle poltrone? Chi vuoi che le voglia?

C'è la discarica! Vai e le butti in discarica!

Si, ma che balle. Ti tocca caricarle e portarle li, scaricarle. Tutto tempo perso.

Allora cosa si fa?


Magari le puoi portare in via Preone. Tanto li non ci passa mai nessuno. Le porti li e la butti giù direttamente dal carrettino. Evvia!

Magari, visto che hai rifatto il tetto del capanno ci puoi buttare anche quello che resta della vecchia copertura. Ecchisenefrega se quello che è saltato fuori sono pannelli con del bell'amianto? Tanto in via Preone non ci passa mai nessuno.

Tanto chi se ne frega se è mortale, chi se frega se è un rifiuto speciale e pericoloso. Buttalo giù in via Preone, sai se lo devi far smaltire ti costerà qualche decina di euro. Ma se lo butti in via Preone non paghi niente. E poi chi se ne frega, tanto in via Preone non ci passa mai nessuno.

Buttalo giù, così poi ci penserà il Comune a farlo ritirare e pagherà i 1000-1500 euro dello smaltimento. Tanto poi ci penserà il Comune ad avvisare l'ASL e attendere per un mese da questa il permesso di farlo ritirare dalla società addetta allo smaltimento.

Caro Concittadino che hai buttato in via Preone tutte quelle lastre di amianto, ti sei reso conto che quello che hai commesso è un reato e anche grave?

Spero che i tuoi vicini, che non sono stupidi e non vogliono essere complici di questo delitto, mi comunichino il tuo nome oppure mi auguro che i carabinieri ti prendano quanto prima, non tanto per dar seguito alla denuncia ma perché vorrei dirti in faccia: SEI UN DEFICIENTE!

12 maggio 2006

...e i DS crescono!

Alle ultimi elezioni politiche a San Felice del Benaco ha vinto la destra. A San Felice ha vinto l'UDC del separato Casini che è passato dal 3,1 del 2001 al 7,3 del 2006. A San Felice ha vinto La Lega del tangentista Bossi che passa dal 10,9 del 2001 al 13,4.
A San Felice ha vinto anche il blocco della Sinistra con i Democratici di Sinistra e Rifondazione Comunista. I primi passano dal 6,6 all'8,1%. I secondi dal 3,6 al 4,4. Crescono anche Verdi e Comunisti Italiani.
Buoni quindi i risultati elettorali per i Democratici di Sinistra a San Felice ed in tutta la Valtenesi.
E' fuori discussione che siamo lontani dal poter competere con la destra, ma la crescita è continua ed inesorabile e questo significa credibilità, anche dei rappresentanti locali.
Lunga sarebbe l'analisi dei motivi che hanno indotto i nostri concittadini a votare per la destra. Magari possiamo rimandare questo tema a tra qualche mese.
Ma chi ha perso a San Felice?
Hanno perso in tre.
La prima Disgregazione Nazionale che passa dal 12,1 al 11,9%. Di poco ma perde!
Perde la Margherita che passa dal 17,5 all'11,8%.
Ma chi veramente ha perso sia in valore percentuale che in valore politico è Forza Italia di Mr. Iddu che passa dal 31,2 al 26,3%.
Anche su questo tema, la perdita di voti della Margherita e di Forza Italia potrebbe essere un buon spunto per un ragionamento della situazione politica locale, ma anche questo lo rimanderei. Per il momento organizziamoci e lavoriamo. Ci aspetta il Partito Democratico.

10 maggio 2006

Finalmente!

Finalmente è finita.
Ora si comincia a lavorare.
Qualcuno ha spigato al Iddu come sono andate le cose.
Poi c'è stato quello che per la prima volta ha dedicato alle operaie e agli operai la sua nomina a Presidente. Poi ancore l'Alpino sindacalista eletto alla seconda carica della Repubblica.
Infine è stato nominato Presidente della Repubblica un uomo che non è un uomo ma la Costituzione Vivente. Giorgio Napolitano, fino a qualche giorno fa Compagno Principe ora è il Presidente di tutti gli italiani.
Ora tutto è sistemato è si può cominciare a lavorare alla composizione del Governo. Finalmente!
E Iddu minaccia lo sciopero fiscale. Mi chiedo: Io lavoratore dipendente come posso aderire allo
sciopero fiscale? Un'altra presa in giro agli italiani che pagano le tasse veramente!

26 aprile 2006

Se questo è un Paese!

dal Blog di Antonio Di Pietro
La Cdl ha deciso di candidare Giulio Andreotti, 87 anni, alla presidenza del Senato. La seconda carica istituzionale dopo quella della Presidenza della Repubblica.
Io sono nettamente contrario a questa ipotesi, in quanto il senatore a vita Andreotti, come riportato nella sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 2 maggio 2003 è stato ritenuto coinvolto in associazione a delinquere con Cosa Nostra. Tale sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione con sentenza depositata il 28 dicembre 2004. Andreotti non venne condannato unicamente perchè il reato ascrittogli, anteriore alla primavera dl 1980, fu prescritto a causa del tempo trascorso tra crimine e condanna.
La sentenza dimostra che Andreotti incontrò esponenti mafiosi di primo piano coinvolti nell’omicidio di Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia, prima e dopo la sua morte. Quale miglior candidato per una coalizione di prescritti, indagati e condannati in via definitiva?
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da it.wikipedia.org
Provvedimenti giudiziari a carico di Andreotti
È stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto per insufficienza di prove, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva "commesso" il "reato di partecipazione all'associazione per delinquere" (Cosa Nostra), "concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980", che però è "estinto per prescrizione". Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.
Sia l'accusa che la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l'una contro la parte assolutiva, e l'altra per cancellare l'infamante conclusione della sentenza di appello. Ma la Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004 confermò la sentenza di appello. Nella motivazione si legge (a pagina 211):
«Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione».
Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione) Andreotti sarebbe stato condannato in base all'articolo 416, cioè all'associazione "semplice", perché quella aggravata di stampo mafioso (416 bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, con la legge Rognoni-La Torre.
La conclusione di questo storico processo non fu però riportata con completezza dai media, che parlarono genericamente di assoluzione.
Invece, per il coinvolgimento nell'omicidio Pecorelli, in primo grado ebbe l'assoluzione, mentre la Corte d'Assise d'Appello di Perugia il 17 novembre 2002 lo ha condannato a 24 anni di reclusione. Andreotti ha presentato ricorso in Cassazione, che lo ha assolto.
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da repubblica.it del 25 luglio 2003
Rese note le motivazioni dell'assoluzione in appello "Dei suoi comportamenti risponderà davanti alla storia"
I giudici: "Fino al 1980 Andreotti trattò con la mafia"
"Dopo quella data l'atteggiamento cambiò"
PALERMO - Giulio Andreotti ha dimostrato "un'autentica, stabile ed amichevole disponibilità verso i mafiosi" fino alla primavera del 1980. Da quella data in poi, invece, l'atteggiamento del senatore a vita cambia. Per questo, per i fatti antecedenti quell'anno, va applicata la prescrizione, per quelli successivi va pronunciata l'assoluzione. Eccole le motivazioni della sentenza che il 2 maggio ha assolto Andreotti dall'accusa di associazione mafiosa. Ben 1.520 pagine suddivise in 6 volumi e 45 capitoli per spiegare che la la Corte "ritiene che una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi non si sia protratta oltre la primavera del 1980". Dopo tutto cambia. Secondo la Corte, "manifestazioni di disponibilità personale di Andreotti successive a tale periodo sono state semplicemente strumentali e fittizie, comunque non assistite dalla effettiva volontà di interagire con i mafiosi anche a tutela degli interessi della organizzazione criminale: anzi, in termini oggettivi è emerso un, sempre più incisivo, impegno antimafia, condotto dall'imputato nella sede sua propria della attività politica". Fino agli anni '80 però il giudizio dei giudici è durissimo. "Il senatore Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi, ha, quindi, - scrivono i giudici - a sua volta coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss, ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ha loro chiesto favori, li ha incontrati".
Le motivazioni raccontano di un intreccio di rapporti tra Andreotti e gli esponenti di Cosa Nostra, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Rievocano il ruolo dei cugini Antonino ed Ignazio Salvo. Non ci fu invece nessun faccia a faccia con Totò Riina. E nemmeno il famoso "bacio" tra i due di cui parlarano i pentiti. Ed ancora. Parlando dell'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, il presidente democristiano della Regione Sicilia assassinato dalla mafia il 6 gennaio del 1980, dopo aver intrapreso una decisa azione riformatrice dell'amministrazione siciliana, i giudici scrivono che Andreotti avrebbe indicato agli esponenti di Cosa Nostra "il comportamento" da tenere, li avrebbe indotti "a fidarsi di lui" e a parlargli anche "di fatti gravissimi nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati". In quell'occasione, secondo i giudici, Andreotti cercò di gestire la situazione, ma non vi riuscì e ci fu, anzi, un "drammatico fallimento del disegno di mettere sotto il suo controllo l'azione dei suoi interlocutori". Tentativo che fallì per l'atteggiamento intransigente di Bontade. Rapporti, azioni e giudizi di cui Andreotti, si legge nelle motivazioni, risponderà "dinanzi alla storia comunque si opini sulla configurabilità del reato".
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CONCLUSIONI.
Ora c'è chi lo propone come Presidente del Senato (seconda carica istituzionale dopo il Presidente della Repubblica). Buon Sangue non mente!
E' c'è chi a San Felice è Felice di essersi fatto fotografare assieme!

23 aprile 2006

I nostalgici di Chernobyl

dal Blog di Beppe Grillo

Un convegno promosso da Greenpeace, Legambiente e WWF si è svolto a Roma il 19 aprile nel ventennale della tragedia di Chernobyl per fare il punto sull’energia nucleare e sui suoi costi reali.

Il contributo al fabbisogno energetico mondiale fornito dal nucleare è solo del 6,5% dell’energia primaria ed è destinato a ridursi al 4,5% nel 2030 secondo l’International Energy Agency (IEA).
Il nucleare è la fonte energetica più costosa e con il maggior bisognodi sussidi statali.
Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) il costo di 1 kWh di energia elettrica costa 6,13 cent/$, da gas 4,96 cent/$, da carbone 5,34 cent/$, da fonte eolica 5,05 cent/$. Risultati analoghi sono stati presentati da studi della Chicago University e del Massachusetts Institute of Technology. Queste valutazioni economiche sono sottostimate perché non comprensive dei costi del decommissionamento degli impianti e del trattamento delle scorie di lungo periodo.

Un falso mito sull’energia nucleare è l’abbondanza dell’uranio in natura: un minerale piuttosto diffuso, ma solo in concentrazioni infinitesime, tanto basse da non risultare praticamente sfruttabili. Le riserve di uranio commercialmente estraibili coprono un arco di circa un secolo tenendo costanti i consumi all’anno 2000. Sostituire, per la produzione di elettricità, tutta l’energia fossile con quella nucleare comporta la realizzazione di migliaia di nuove centrali con l’esaurimento delle riserve di uranio in pochi anni.
Infine, neppure il nucleare è esente da emissioni di anidride carbonica, basti considerare l’energia fossile necessaria per costruire la centrale, estrarre, trasportare e arricchire l’uranio, gestire le scorie, smantellare l’impianto a fine vita. Investire nel nucleare significa sprecare risorse pubbliche e private ai danni delle fonti rinnovabili e delle tecnologie per l’efficienza energetica.

Ma qualcuno non smette di pensarci. I nostalgici di Chernobyl non si rassegnano mai. Tra questi l’Enel di Scaroni che con l'acquisizione di Slovenske Elektrarne finalmente rientra nel nucleare con l’accensione del secondo reattore di Mochovce.

Gli austriaci dal 1990 al 2005 hanno sempre cercato di far chiudere il primo reattore e posero persino il veto all'ingresso della Slovacchia nella UE (Mochovce dista 100 km da Vienna).
Il governo Austriaco ha montato decine e decine di pale eoliche sul confine con la Slovacchia ben visibili a occhio nudo da Bratislava anche in segno di protesta.
Propongo al governo italiano di piantare qualche pala eolica davanti alla sede romana dell’Enel, forse non ne hanno mai vista una.

21 aprile 2006

Tanto per non far finta di non sapere

da corriere.it

L'allarme di Washington: "Stima rivista da +1,4% a +1,2
Servono riforme per il rilancio, ma il Paese non uscirà dell'euro"

L'Fmi: 'L'Italia cresce meno
Sfide tremende per nuovo governo'

Vola l'economia mondiale trascinata da Cina, India e Russia
ma resta l'incognita petrolio che potrebbe arrivare a 80 dollari

WASHINGTON - Il World Economic Outlook pubblicato oggi dal Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime di crescita dell'Italia nel 2006 rispetto alle previsioni di settembre: +1,2% invece dell'1,4%. Più marcato il taglio nel 2007, pari allo 0,3%, per un Pil in progresso del'1,4% a fronte dell'1,7% precedente. Il rapporto deficit/Pil è ipotizzato al 4% per l'anno in corso e al 4,3% per il 2007. Continua a correre il debito che sale a 107,6% del Pil rispetto al 106,9.

Nell'eurozona, è l'accusa del Fmi, "mentre un certo numero di paesi ha fatto degli sforzi per rispettare gli impegni derivanti dal patto di stabilità e di crescita, il deficit pubblico è salito decisamente in Italia e Portogallo".

Tuttavia una difesa al nostro paese arriva dal capoeconomista del Fmi Raghuram Rajam che, riferendosi all'articolo del Financial Times di due giorni fa che ipotizzava un'uscita del nostro paese dall'euro, dice : "Credo e spero che non ci siano le possibilità che l'Italia lasci l'euro. Sono solo speculazioni".

Ma poi sottolinea che l'Italia "ha di fronte sfide tremende, con debito e deficit elevati" e una perdita di competitività negli ultimi anni. "Spero - conclude - che il nuovo governo comprenda la gravità della situazione" e metta in atto le "necessarie riforme macroeconomiche e strutturali, come, ad esempio, nei servizi finanziari".

Il mondo tra crescita record e allarme greggio. L'Italia è, tra i paesi del G8, quello che arranca di più rispetto al quadro di un'economia mondaile che, secondo Il Fmi, è in crescita oltre ogni previsione e corre al 4,9% quest'anno e al 4,7% il prossimo, trainata, oltre che dagli Usa, da Cina, India e Russia. Per intendersi, sei mesi fa lo stesso rapporto, già ottimista parlava di crescita globale a 4,3%.

Ma a frenare l'ottimismo è l'allarme per i prezzi del petrolio che potrebbero sfondare quota 80 dollari al barile già a metà 2006. Per ora comunque, segnala il Rapporto economico di primavera, il greggio ha avuto effetti limitati sulla crescita globale.

Usa. Gli Stati Uniti "rimangono il principale motore della crescita", con una stima pari a +3,4% nel 2006 e a +3,3% nel 2007, anche se il Fmi si dice preoccupato per la situazione della bilancia delle partite correnti il cui rosso ha raggiunto il 6,4% del Pil nel 2005.

Inoltre si profilano sempre più minacciose all'orizzonte le nubi del mercato immobiliare: lo scoppio della bolla, accompagnata dal crollo dei valori immobiliare, "potrebbe avere effetti seri sulla stabilità del sistema".

Eurolandia. Ma anche dall'Europa arrivano segnali positivi. Eurolandia potrebbe mettere a segno un aumento medio del Pil pari rispettivamente al 2% e all'1,9%, con la Francia al 2% e al 2,1%, la Germania all'1,3% e all'1% e l'Italia all'1,2% e all'1,4%. Bene anche il Giappone (+2,8% e +2,1%).

Il Fondo dispensa anche qualche bacchettata per la gestione dei conti pubblici. "Scarsi" vengono definiti i progressi sul fronte del risanamento finanziario che, affermano a Washington, si è dimostrato "insufficientemente ambizioso".

La locomotiva asiatica. Tuttavia la vera locomotiva mondiale sono le nazioni emergenti che hanno previsioni di crescita impressionanti: Cina (+9,5% e +9,0%), India (+7,3% e +7,0%) e Russia (+6,0% e +5,8%).

15 aprile 2006

HDSL!

Da Lunedì 11 aprile 2006 il Comune è connesso a internet mediante linea HDSL con Fastweb.

Olre alla velocità supersonica, se non ho sbagliato i conti, ci sarà un bel risparmio sulla bolletta.

Incredibbbile ma vero.

Una promessa, un impegno. Realizzato!

La Carta Riciclata.

Se vi ricordate qualche tempo addietro avevo promesso un mio impegno affinché in Comune si utilizzasse, per gli usi interni, solo carta riciclata.

Ora è una realtà.

Chi ha modo di passare provi a dare un'occhiata. Oggi, nel Comune di San Felice, si utilizza carta Ecocompatibile.

Una promessa, un impegno. Realizzato!

E ora....all'attacco del tonner!

Ps. un sentito grazie al Sindaco e alla Giunta per aver accettato la mia proposta.

07 aprile 2006

Dodici domandine per decidere chi votare!

Durante il governo di centro destra:

  1. Hai visto realizzare le grandi opere?

  2. La scuola dei tuoi figli è migliorata?

  3. Hai incontrato per strada i Poliziotti di Quartiere?

  4. Tra i conoscenti ci sono molte persone che hanno un lavoro stabile e ben retribuito?

  5. Ricordi almeno due riforme del governo Berlusconi che hanno migliorato la tua vita?

  6. Il benessere della tua famiglia è aumentata?

  7. La tua pensione, o quella di qualche tuo parente, è decisamente più alta oggi?

  8. Hai pagato effettivamente meno tasse?

  9. Il “falso in bilancio” è stato depenalizzato. Approvi questa legge?

  10. Alcuni ministri hanno dichiarato che il tricolore si può si può usare come carta igienica. Approvi?

  11. Ti sei sentita/o più sicura/o?

  12. Hai trovato più conveniente fare la spesa?

Se hai totalizzato più si che no, sei felice di come è stato governato questo Paese e non vuoi che le cose cambino. Vota pure per un partito della destra e ... tanti auguri.

Io ho risposto 12 no e voto Democratici di Sinistra!