27 giugno 2006

Il concerto da 5000 dobloni doro

C'era una volta...
- Un commmunista! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un signore chiamato ad organizzare le Feste per un fantastico Paese.
Questo Paese, però, si trovava in ristrettezze economiche. Allora il Re che non riteneva giusto eliminare tutte le feste per i sudditi del Regno, diede all’omino un sacchetto e disse: “Vai e porta i migliori artisti che trovi, ma ricorda non puoi spendere nulla di più dei dobloni presenti in questa sacca”.
L’omino, che di nome faceva Pietro, allora si mise a cavallo e girò le terre conosciute alla ricerca dei migliori giocolieri, saltimbanchi, menestrelli e attori. Molti di quelli trovati pur essendo bravi furono scartati perché pretendevano oltre al compenso anche vitto, alloggio e belle donne.
Pietro aveva ben chiare le parole del Re: non poteva spendere niente di più dei dobloni che possedeva.
Dopo alcuni mesi di viaggio Pietro ritornò dal Re e disse: “Mio Re, ho portato nel suo regno i migliori Giocolieri, attori e menestrelli delle terre conosciute”.
Ed il Re subito: “E quanto hai speso”. “Ho speso quanto avuto, non un doblone di più” rispose Pietro. Con soddisfazione il Re ascoltò l’omino che presentava una ad una tutte le serate che da li a poco sarebbero cominciate.
Pietro non era ben visto da tutti. Alcuni lo accusavano di cose ignobili, altri per gelosia lo denigravano, altri ancora erano disposti a mentire pur di screditarlo agli occhi degli abitanti del regno. Ed infatti così accadde.
Una sera, nella contea di Esetrop, si esibirono due menestrelli. Erano tra i migliori che la contea avesse mai sentito. Ma subito i nemici di Pietro si scatenarono per denigrarlo il più possibile e misero in giro voci del tipo: “sono i peggiori menestrelli che Esetrop abbia sentito”, “non c’era nessuno ad ascoltarli. Gli abitanti di Esetrop non vogliono la musica e la confusione. Vogliono riposare.” e ancora “il venditore di Carrube non ha venduto neanche una carruba”
Una frase su tutte fu quella che fece arrabbiare Pietro: “questi due menestrelli sono costati alle casse del Regno ben 5000 dobloni d’oro”.
Nessuno sapeva ancora quanto fosse costato lo spettacolo dei due menestrelli, ma quello che conta è che in realtà era costato un quinto di quanto si diceva in giro.
Pietro non si capacitava. Perché qualcuno dovrebbe mentire in modo così plateale? E con quale fine?
Gira e rigira Pietro inizia a fare domande. Voleva capire a tutti i costi chi metteva in giro queste falsità sul suo conto. Finché, un bel giorno, un abitante di Esetrop gli svelò il nome:
“E' Elos il venditore di Sole, di Nuvole e Vento. Gira di casa in casa con il suo carretto. E ad ogni famiglia ripete la stessa cosa: Pietro sperpera tutti i nostri soldi, prepara quelle feste che non interessano a nessuno. Quei menestrelli sono costati 5000 dobloni d’oro”.

Perché costui nutriva tanto odio per Pietro con il quale non aveva nemmeno mai scambiato una parola?
A voi, miei piccoli lettori, la risposta.

Lega, tutti in stazione!

Plin Plon.
Avviso alla clientela.
Il Senatore Bossi è pregato di presentarsi al banco del Comitato per il No per ritiro biglietto di sola andata destinazione Svizzera.
Ripetiamo:
Il Senatore Bossi è pregato di presentarsi al banco del Comitato per il No per ritiro biglietto di sola andata destinazione Svizzera.

E' qui la festa?

E’ da giovedì scorso che tutte le mattine mi sveglio con uno strano ronzio nella testa.
Sembra di sentire una vocina che continua per ore a dirti la stessa cosa.
A stare attenti sembra di sentire una sola parola ripetuta all’infinito: faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste…
Sono cose, queste, che ti possono fare andare fuori di testa.
faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste….Faremenofeste.
Ma che cavolo può significare?
Anche ieri, la stessa cosa per ore e ore il ronzio mi ha preso la testa fino a quando…
Verso mezzogiorno, mentre l’Italia votava massicciamente per il NO alla disgregazione della Nazione, mi trovavo con il nostro Sindaco a Palazzo Loggia per la conferenza stampa di presentazione delle iniziative estive. Alla conferenza c’era anche Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini in quanto da un paio d’anni esiste un sodalizio culturale tra Comune di Brescia e Comune di San Felice del Benaco.
Quest’anno la “collaborazione” si basa sulla rappresentazione de Il Trovatore di Giuseppe Verdi. A Brescia ci saranno due date il 12 e 14 Luglio. Gli incassi saranno devoluti alla Fondazione Nikolajewka. A Cisano ci sarà un’unica data, il 16 luglio con ingresso gratuito. Durante la serata saranno raccolti fondi che saranno destinati all’Associazione Cometa A.S.M.M.E.
faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste….
Mentre Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini parlava e presentava l’iniziativa bresciana nella mia testa la vocina continuava a battere: faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste.
Più sentivo la vocina più pensavo a cosa potesse significare.
E mentre Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini continuava nel suo discorso, nella mia testa veleggiava la stessa roba: faremenofeste, faremenofeste, faremenofeste.
E all’improvviso ecco l’illuminazione. “Fare Meno Feste” era una frase pronunciata nell'ultimo Consiglio Comunale in occasione del commento al bilancio 2005.
Fare meno feste? Ma quali feste? Ho fatto Feste? Le letture di Dante erano una festa? La Cavalleria Rusticana era una festa? Le proiezioni dei corti erano una festa? La Boheme era una festa? L’esposizione di grafica del gruppo De Portesio era una festa? Sto organizzando solo feste? Il Trovatore sarà una festa?
Con questo nuovo dubbio che mi attanagliava mi avvicino al Sindaco di Brescia e gli chiedo: Compagno Onorevole Paolo Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Corsini ma la mostre di Monet e Van Gogh erano una festa?
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P.S. Anche quest’anno la Franchini Acciai ha deciso di sponsorizzare la festa “il Trovatore”.
La cifra? Fatevela dire dai Festaioli, ma prima sedetevi!

23 giugno 2006

Il Ciampi pensiero: NO!

da repubblica.it
L'ex presidente : "La Carta è viva e attuale. E' la mia Bibbia civile
Opporsi al nuovo testo non significa essere conservatori"
Ciampi: "Una riforma fuori dalle regole ecco perché voterò contro"
di MASSIMO GIANNINI
ROMA - "L'ho già detto pubblicamente, e non ho mai avuto dubbi: andrò a votare al referendum, perché sono un cittadino italiano. E voterò "no", per difendere la nostra Costituzione, che è bella, è viva e più attuale che mai". Nel giorno della qualificazione della nazionale italiana ai mondiali di calcio, e a due giorni dal referendum sulla riforma del Polo, che riscrive ben 54 articoli della nostra Carta fondamentale, in casa Ciampi circola un'aria di sano "patriottismo costituzionale", secondo la felice definizione di Jurgen Habermas rilanciata ieri su questo giornale da Pietro Scoppola e sul "Corriere della Sera" da Claudio Magris. L'ex presidente della Repubblica non fa mistero della sua soddisfazione per la vittoria degli azzurri, ma non nasconde la sua preoccupazione per i ripetuti tentativi, sempre più frequenti in queste ultime ore, di politicizzare e insieme svalorizzare la Costituzione. Di piegarla a strumento di propaganda politica. Di farne un uso "congiunturale", di parte e di partito. "Lo sapete - ripete ancora una volta Carlo Azeglio Ciampi - nel corso del mio settennato la Costituzione è sempre stata la mia Bibbia civile. E continuerà ad esserlo". Per questo il predecessore di Giorgio Napolitano al Quirinale è più che mai convinto di dover votare no al "colpo di spugna" voluto dal centrodestra nella passata legislatura. Per questo l'attuale senatore a vita non raccoglie l'ultima provocazione lanciata da Silvio Berlusconi, che aveva definito "indegno" chi non voterà sì a quella sedicente "riforma".
"Per carità - si schernisce adesso Ciampi - a queste parole non voglio rispondere. Non voglio entrare in questa polemica, anche perché mi pare che chi l'ha sollevata sia già stato costretto ad autosmentirla". Ci tiene, il presidente emerito, a non farsi travolgere dal chiacchiericcio del teatrino politico. A mantenere un profilo alto, istituzionale. Ma non per questo intende rinunciare ad esprimere il suo giudizio sull'oggetto del referendum, che resta fortemente negativo. "E il mio è un no ragionato, non un no acritico", conferma Ciampi, che sulla questione sta studiando da tempo, e ha maturato una convinzione che gli deriva dai pareri e dagli scritti dei più importanti giuristi italiani. Secondo Ciampi, il "pacchetto" di modifiche costituzionali messo insieme dalla Casa delle Libertà - come ha detto l'ex presidente della Consulta Valerio Onida - rischia in effetti di "minare il funzionamento delle istituzioni". Lo confermano i più grandi costituzionalisti italiani, a partire da Gustavo Zagrebelski fino ad arrivare a Andrea Manzella. Lo ha ribadito, proprio in questi ultimi giorni, Francesco Paolo Casavola. "Andate a rileggere quello che ha scritto sul 'Mattino' di Napoli - commenta Ciampi - e capirete perché non si può non votare no a questo referendum". Di quell'articolo, uscito sul quotidiano partenopeo martedì scorso, l'ex Capo dello Stato condivide dalla prima all'ultima riga. A partire da una premessa fondamentale: la riforma del Polo, passata con la formula della revisione costituzionale prevista dall'articolo 138 della stessa Carta, è di fatto illegittima. Il testo approvato dalla Cdl, infatti, mira a cambiare la forma di Stato e di governo, ma così facendo viola l'articolo 139 della stessa Costituzione: "La forma repubblicana - c'è scritto - non può essere oggetto di revisione costituzionale". Questo "istituto", secondo l'articolo 138, era stato pensato dai costituenti per introdurre modifiche "puntuali e circoscritte" della nostra Costituzione. La riforma del Polo è invece una riscrittura radicale, confusa e contraddittoria, della Carta del '48. Qui sta il rimando fondamentale, e di metodo, che Ciampi fa allo scritto di Casavola: "Passare dallo Stato unitario allo Stato federale, dal governo parlamentare al premierato che non ha contrappesi né nel presidente della Repubblica né nel Parlamento, non si può con revisione della Costituzione, perché la Costituzione lo vieta". Meglio di così non si poteva dire. E a chi obietta perché Ciampi, quand'era sul Colle, abbia dato via libera e abbia promulgato questo inaccettabile stravolgimento della sua "Bibbia civile", l'ex Capo dello Stato risponde a tono: "Anche questa - dice - è una polemica strumentale. Quel testo, dopo la sua quarta approvazione parlamentare, non è mai passato al Quirinale. E' stato pubblicato direttamente sulla Gazzetta Ufficiale, perché gli italiani potessero poi richiedere il referendum confermativo. E dunque non è mai transitato né sulla mia scrivania, né su quella dei miei uffici giuridici". Se in via del tutto ipotetica questo fosse stato permesso dalle procedure costituzionali, l'ex presidente della Repubblica non avrebbe esitato ad opporre il suo "no" alla promulgazione dell'ennesimo strappo legislativo voluto dal centrodestra, dopo la Gasparri sulle tv, la Castelli sulla giustizia e la Cirielli sulla prescrizione. Perché a Ciampi, anche nel merito, questa riforma sembra inaccettabile. Il senatore a vita non vuole addentrarsi nei dettagli. Ma ancora una volta invita alla lettura dell'articolo di Casavola. La devolution non farà altro che privare il cittadino del principio di uguaglianza di fronte a beni essenziali come la salute, l'istruzione, la sicurezza, "disponibili solo da quell'unico sovrano che è la Nazione". Il premierato "forte" significa solo "l'uscita dal principio delle democrazie costituzionali", secondo cui "ogni potere è bilanciato da un altro potere". Ciampi l'ha detto più volte nel corso del suo settennato, ed oggi ne è ancora più convinto: "La nostra Costituzione è viva e attuale, perché in essa gli italiani si riconoscono ogni giorno". Questo non vuol dire che l'ex Capo dello Stato appartenga alla schiera dei cultori del "dogma dell'inviolabilità della Costituzione". Nel corso del suo settennato ha ripetuto più volte, e oggi ne è ancora più convinto, che si possa anche "pensare di ritoccarla, di fare delle correzioni, ma nel rispetto della sua essenza". E purché se ne rispetti il "valido telaio sul quale operare le modifiche necessarie in un mondo che cambia, senza disperderne i principi e i valori fondamentali". Insomma, Ciampi rifiuta lo schema demagogico e ideologico di chi, sul versante dell'attuale opposizione, oggi sostiene che votare sì al referendum significa essere "progressisti e moderni", mentre votare no equivale a qualificarsi come "vecchi e conservatori". "Le modifiche alla Costituzione - ragiona in queste ore l'ex Capo dello Stato - sono possibili nei limiti previsti dall'articolo 138 combinato con l'articolo 139". Modifiche di portata più ampia, come ha detto durante la sua permanenza sul Colle e come continua a dire anche oggi, "non possono essere affidate solamente ad una parte, sostenendo che vi è una maggioranza che ha i voti e le fa passare a tutti i costi, salvo poi fare ricorso al referendum finale del cittadino". E comunque qualunque modifica dovrebbe assicurare "la coerenza e la funzionalità del quadro costituzionale, nel suo insieme e in tutte le sue parti". E' esattamente questa, la coerenza che manca al disegno "pseudo - riformatore" della Cdl. Che invece, come afferma Casavola e come conviene Ciampi, mira solo a "scambiare per Costituzione un'autorizzazione a governare, per interessi congiunturali o particolari". Ecco perché, una volta di più, il senatore a vita, domenica prossima, scriverà sulla scheda il suo no. Un no che non vuole chiudere, ma semmai aprire una fase di confronto. Rimettere in moto un processo di revisione coerente con i valori irrinunciabili di uno Stato costituzionale. Ci ha lavorato per sette anni, purtroppo inutilmente. Far dialogare i due poli, per garantire una "difesa dinamica dei nostri valori costituzionali". Quel dialogo andrebbe ripreso. Il no al referendum lo consente, il sì rischia di precluderlo per sempre. Sarebbe il peggiore dei mali, secondo Ciampi, convinto insieme a Casavola che "la Costituzione non è di destra né di sinistra, ma è di tutti e per tutti". Si finisce da dove tutto era cominciato: "patriottismo costituzionale". Non c'è altra formula, per descrivere le parole e i pensieri di Ciampi alla vigilia del referendum. C'è giusto il tempo, prima del voto di domenica prossima, per brindare al raddoppio di Inzaghi contro la Repubblica Ceca. "Bella partita", commenta il senatore a vita. Allora, forza Italia. Ciampi sorride, ci pensa un attimo e poi aggiunge: "Sì, sì, forza Italia. Ma non equivochiamo: lo dico in senso calcistico". (23 giugno 2006)

22 giugno 2006

io voto NO!

la tavola della pace dice NO!

Chi sono questi commmunistispaccavetrinegiottini (questo perchè anche loro sono andati al G8 di Genova!) de la tavola della pace?
Il Comitato direttivo della Tavola della pace è composto da: Associazione per la Pace, Francescani del Sacro Convento di Assisi, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, CGIL, CISL, ARCI, ACLI, Pax Christi, Emmaus Italia, AGESCI, CIPSI, Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, Centro per la pace Forlì/Cesena, Sdebitarsi, FIVOL-Fondazione Italiana Volontariato, ICS, Banca Etica, Legambiente, Peacelink, Manitese, Focsiv, Cnca, Movimento Federalista Europeo, Beati i Costruttori di pace.
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Cosa dicono questi commmunistispaccavetrinegiottini ?
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Comunicato Stampa
La Tavola della pace sul Referendum del 25 e 26 giugno
Noi voteremo NO Perugia, 22 giugno 2006
Alla vigilia del Referendum Costituzionale del 25 e 26 giugno, con il quale i cittadini italiani saranno chiamati a votare la modifica della parte II della Costituzione, Flavio Lotti e Grazia Bellini, coordinatori nazionali della Tavola della pace, hanno rilasciato la seguente dichiarazione. "Il referendum permette ai cittadini di annullare una riforma che intacca profondamente la Costituzione italiana.La vera questione in gioco non è tanto la cosiddetta devolution o il numero di deputati e senatori come demagogicamente viene detto. La vera questione è la concentrazione dei poteri nelle mani del Primo ministro. E´ una riforma in senso autoritario che in pratica toglie alla Camera dei deputati ogni potere decisionale autonomo.E´ una riforma che attacca l´unità nazionale e l´uguaglianza dei cittadini perché delega alle Regioni la competenza in ambiti fondamentali come la salute e l´istruzione. E´ una riforma costosa e dai tempi incerti che però chiede una conferma ai cittadini che renderebbe difficile ogni altra modifica in tempi brevi. E' una riforma che in realtà attacca la Costituzione e l´ordinamento democratico che il nostro paese si è dato, una riforma costruita per concentrare i poteri nelle mani del Primo ministro, esautorando Parlamento e Presidente della Repubblica con modalità del tutto estranee ai modelli delle democrazie europee. E´ una riforma che mira a trasformare radicalmente le radici del nostro Stato. Siamo convinti che una tale trasformazione non possa essere frutto della elaborazione di una sola parte politica, ma debba essere generata da un processo condiviso che coinvolga le forze politiche di maggioranza e di opposizione, le autonomie locali, la società civile e tutto il popolo italiano. Dire NO a questa riforma è una SCELTA DI DEMOCRAZIA. "

20 giugno 2006

L'ACLI pensiero

Salviamo la costituzione
VOTIAMO NO AL REFERENDUM
Il 25 ed il 26 giugno 2006 si voterà per il referendum confermativo della legge di modifica costituzionale approvata nella passata legislatura dalla maggioranza di Centro-destra. Indetto grazie alla raccolta di oltre 800mila firme di cittadini italiani, il referendum è stato richiesto dal Comitato “Salviamo la Costituzione”, cui aderivano anche le Acli, per dire “NO” alla riforma votata dalla Casa delle Libertà “a colpi di maggioranza”. Le obiezioni delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani riguardano sia il metodo che il merito di un progetto di modifica costituzionale nato e approvato con spirito di rivalsa e di contrapposizione, gravemente sbilanciato nell’attribuzione dei poteri, oltre che confuso e contraddittorio nel suo complesso. Per questi motivi le Acli, che hanno aderito al Comitato referendario, invitano tutti i cittadini a recarsi alle urne il prossimo 25 e 26 giugno e a votare NO al referendum per impedire l’entrata in vigore di questa riforma. L’auspicio dell’Associazione è che la vittoria del NO possa finalmente aprire una nuova stagione costituente in cui si lavori per riscrivere le regole del nostro convivere in maniera condivisa
fonte: acli.it

Racconti, Favole e...

Non sono nato a San Felice. Non sono nato a Portese.
Forse proprio per questo motivo sono affascinato dalla storia di questa terra. Mi piace fermarmi con gli anziani e farmi raccontare il paese di una volta. Mi piace sentire quel modo di parlare. Mi piace vedere i gesti e gli sguardi. Le storie di donne e uomini che in molti casi sono un soprannome che racconta già tutto.
Le storie e le favole di San Felice e Portese.
Qualcosa di fantastico.
Fantastico….Favole.
Per fortuna la vena favolistica non è finita e continua la tradizione orale di questo magnifico paese. Ci si trova in piazza, in bar e per strada. Ogni luogo, ogni occasione è buona per raccontarsi qualcosa.
Ci sono alcune nuove favole (o racconti se preferite) che mi hanno fatto sorridere (o ridere se preferite) non poco.
La prima risale a qualche anno fa. Credo fosse il Giugno 2004 quando l’ho sentita per la prima volta. Eravamo in campagna elettorale ed in piazza è capitato di sentire la seguente frase, che riporto in italiano perché con il dialetto ho ancora qualche problema: “va bene votare per qualsiasi lista, basta non votare quella dove c’è il no-global” e poi “si perché quello li è andato a Genova a spaccare le vetrine e adesso è sotto processo”.
Caspita! Ma chi cavolo era quello che è sotto processo per essere andato a Genova a spaccar vetrine?
Caspita! Io a Genova c’ero ma non ho visto nessun viso di San Felice…almeno che non fosse in mezzo agli scontri. Si forse era in mezzo agli scontri e quindi io non potevo averlo visto.
Ho cercato per giorni chi fosse questa persona, almeno per parlarci assieme per scambiare due parole, per capire cosa lo avesse spinto a spaccare vetrine, a fare una cosa tanto scellerata, cretina, da imbecilli.
Ho fatto passare le liste credo un centinaio di volte. Ho fatto domande a destra e manca. Ci mancava solo che incaricassi un investigatore per scoprire chi fosse questa persona.
Niente.
Finché una bella mattina appena sveglio ho realizzato: quel no-global sono io.
Del resto io sono andato a Genova nel 2001. Ho partecipato alle manifestazioni contro la globalizzazione incontrollata che sta massacrando il mondo (noi compresi!).
Potevo essere solo io quello indicato come il no-globalspaccavetrineinquisitoeprocessatoagenova.
Ma caspita io non ho spaccato vetrine e tanto meno sono sotto processo.
Ricordo perfettamente con chi ero. Ero con la CGIL di Brescia (e quindi colpevole perchè commmunisti!) e con noi c’erano, un gruppo scouts (dietro), una rappresentanza di una università inglese (a destra), i Padri missionari amici di Zanotelli (a sinistra) e davanti avevo la rappresentanza delle ACLI. Ma più avanti….a circa un centinaio di metri c’erano i Giovani Padani, movimento dei giovani leghisti.
Si, è vero, non erano con le proprie insegne ma suvvia quelli lì sono sempre riconoscibili, basta sentirli parlare!
Se tanto mi da tanto, per i nostri favolieri locali, tutti questi (Sindacalisti, Scout, Acli, Preti, Univesitari) sono dei noglobalspaccavetrineinquisitieprocessatiagenova.
Vi immaginate gli scout, incitati dai sindacalisiti, a lanciar sassi e sparar eresie mentre il fronte viene rafforzato dalle Acli aiutati dalle preghiere dei padri comboniani????
Quindi che fare se non considerare questa una nuova favola del nostro territorio?

C’era una volta, miei piccoli creduloni, un commmunista che mangiava i bambini…

[nei prossimi post due nuove favola: il concerto da 5000 dobloni d’oro e il porto incantato. Da non perdere!!!]

L'Italia operosa che sta con Berlusconi.

da corriere.it (foto dal sito della Camera dei Deputati)

Illecito affidamento appalto di gestione di 11 residenze sanitarie assistite
Puglia: arresti per l'ex presidente Fitto
Non va in carcere ma agli arrestati domiciliari perché è stato eletto deputato di Forza Italia
BARI - Mandato di arresto per l'ex presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto nell'ambito dell'inchiesta sul presunto illecito affidamento al consorzio San Raffaele di Roma dell'appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici residenze sanitarie assistite (Rsa). Ma Fitto non va in carcere: essendo stato eletto in aprile alla Camera dei deputati nelle liste di Forza Italia, fino all'eventuale autorizzazione di Montecitorio è stato messo agli arresti domiciliari.
TANGENTI - Secondo l'accusa per l'affidamento dell'appalto sarebbe stata versata una tangente da 500 mila euro al movimento politico creato da Fitto per le regionali dell'aprile 2005, «La Puglia prima di tutto». Fitto venne sconfitto per soli 14 mila voti dal candidato del centrosinistra Nichi Vendola. A Montecitorio militari della Guardia di Finanza hanno depositato martedì la richiesta di autorizzazione a procedere all'arresto e il provvedimento cautelare. L'inchiesta - a quanto è dato sapere - si avvale di numerose intercettazioni telefoniche e del sequestro di vari documenti.
BENI SEQUESTRATI - Beni immobili, quote societarie, autoveicoli e conti correnti bancari per un valore stimato in 55 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Bari nell'ambito dell'inchiesta. Si tratta di beni di proprietà di Fitto, dell'imprenditore romano Giampaolo Angelucci (presidente della Fondazione San Raffaele) e di quattro società del gruppo Tosinvest (della famiglia Angelucci). Per il reato di corruzione è stato posto agli arresti domiciliari l'imprenditore televisivo Paolo Pagliaro, proprietario dell'emittente Telerama. Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe De Benedictis ha ritenuto che nei confronti di Fitto si può procedere al sequestro senza che sia necessaria l'autorizzazione a procedere della Camera.

01 giugno 2006

Dopo il Presidente Cameriere, il Sindaco Cuoco

Lorella Lavo è la prima donna dei Democratici di Sinistra a diventare Sindaco in Valtenesi.
Svolta epocale a Moniga del Garda dove la destra ha perso in modo sonoro dopo cinque anni di mal governo.
Con Moniga siamo a Tre su Sette...ancora molta strada da fare....
Lorella ha almeno una cosa in comune con il nostro Presidente della Repubblica: Ha lavorato ai tavoli di una Festa de l'Unità.

Lettera al Direttore del Bresciaoggi.

Egr. Direttore,
leggo la prima pagina del suo giornale del 30 maggio 2006 e noto che tra i titoli compare la “sorpresa” per la vittoria elettorale di Lorella Lavo a Moniga del Garda.
In realtà per chi vive a Moniga, ma anche in tutta la Valtenesi, la vittoria di Lavo non è assolutamente una sorpresa.
Anni di duro lavoro hanno visto il giusto riconoscimento. La capacità di Lorella nel tenere unita l’opposizione al ex Sindaco Pollini durante tutta la passata legislatura e l’allargamento della lista civica a forze di origine diversa ci avevano fatto intuire, già qualche mese fa, che la vittoria non fosse solo una speranza.
A Moniga ora governerà una coalizione che non ha un colore politico definito. E così deve essere per poter dare nuove speranze ad un Comune che negli ultimi anni ha sofferto di una politica vecchia e non più al passo con le nuove esigenze degli abitanti. Una politica, quella di Pollini, lontana dai cittadini e dalle loro reali necessità.
Lorella, prima ancora di essere Sindaco, è una cittadina di Moniga che ama il suo Paese. In altri tempi si sarebbe detto è “una di noi”. Ed è così. E’ una donna giovane e piena di passione. Saprà rispondere al meglio alla voglia di cambiamento che i cittadini di Moniga hanno chiesto con il voto.
Quindi, come dicevo prima, Moniga non è una sorpresa ma il frutto di un lavoro meticoloso portato avanti con tenacia.
Altre potrebbero essere le sorprese che le urne della Valtenesi ci hanno lasciato.
A Polpenazze ad esempio. Dove la lista “Torre 2006” ha ottenuto un risultato oltre ogni aspettativa. Etichettata con disprezzo dagli avversari come di “estrema sinistra” in realtà presentava persone eterogenee con idee innovative, coraggiose e risolutive dei molti problemi che questo Comune denuncia. Abbiamo, in questo paese, sofferto la divisione delle forze del centro sinistra. La responsabilità di questa divisione ricade su singoli e non sui partiti locali. Queste ultimi però dovranno, nei prossimi giorni, farsi carico del superamento delle divisioni e dell’organizzazione di una seria e ferrea opposizione al Sindaco Turrina.
Vede, sig. Direttore, in Valtenesi da qualche anno si respira un’aria diversa. Le elezioni del 29 maggio hanno contribuito in parte a portare nuove energie. Sono certo che continuando il lavoro fatto fino ad ora, presentando un nuovo modo di pensare la politica, portando avanti le idee di rinnovamento per cui ci battiamo quotidianamente e puntando su persone pulite e credibili riusciremo a dare nuove speranze a questa nostra meravigliosa terra.

La ringrazio per l’attenzione e le auguro buon lavoro.

Democratici di Sinistra
Sezione “Enrico Berlinguer”
Valtenesi - Brescia
Simone Zuin