30 maggio 2006

L’Italia Bulgara

C’è chi dice che l’Italia è un Paese diviso a metà.
Sarà anche vero ma se andiamo a vedere i risultati delle elezioni del 28 e 29 Maggio sembra di vivere in una Italia Bulgara.
A Torino, Roma e Napoli il centrosinistra vince con percentuali da paese bolscevico.
A Milano vince, ma non stravince, la Moratti e fa perdere una gran quantità di voti al centro destra.
Iddu dice che l’Italia operosa è rimasta con lui. Certo! E’ risaputo che a Roma e Napoli non lavora nessuno. L’economia di Torino, poi, si basa sull’agricoltura dei cavoletti di Bruxelles. A Torino il Commmunista Chiamparino ha incamerato appena il 66.6% dei consensi non sarà mica una vittoria!
Due ex Ministri battuti vergognosamente da due Commmunisti. Torino, appunto, dove il vincitore delle politiche tale Rocco Bottiglione incassa il supercalifragilisticoespiralidoso 29.5%. A Roma il buon Alemanno porta a casa il 37.1% mentre il compagno Bil Uolter Ivan Il'ič Vladimir Sergej Palmiro Clinton raggranella solamente il 61.4%
Rosa RUSSO (quindi commmunista!) Jervolino, già data perdente dalla casa delle illibertà, può vantare un risicato 57.1%.
Non parliamo poi delle Province. Sembra il risultato di una partita di pallore. Unione-CDL 5-3 senza tempi supplementari.
Con questi risultati a Iddu converrebbe chiedere la riconta dei voti. Povero Iddu, si era presentato capolista in quasi tutte le città “importanti” e la sua Sforzina Italia ora si ritrova una Casina delle Illibertà!
In Sicilia poi il Totò vince ma perde qualcosa come 6 punti percentuali. Cose da pazzi. Una certa Rita Borsellino si presenta e prende il 41%. Sicuramente c’è qualcosa di losco. Anche qui Iddu dovrebbe presentare la richiesta della riconta dei voti. Una che si chiama Rita non può prendere i voti di uno che si chiama Totò. E’ chi è ‘sta Rita! Non vorrai mica metterla a confronto con Totò! Del resto in Sicilia non si dice mica: Cu scinni scinni, cu acchiana acchiana, sunnu tutti testa di milingiana!

24 maggio 2006

Diciassette uomini sulla cassa del morto...

Per la serie “sono orgoglioso di aver votato per la destra e sono orgoglioso dei rappresentanti che ho mandato a Roma

dal blog di Beppe Grillo
Aggiornamenti sui pregiudicati in Parlamento.
8 sono stati eliminati e sono quindi ormai pregiudicati extra parlamentari, liberi di rifarsi una vita. 16 sono stati rieletti in quanto scelti dai segretari di partito che li hanno messi in lista. Uno si è fatto condannare dopo le elezioni per corruzione giudiziaria e non si sa bene se si sia dimesso o voglia partecipare alle sedute nelle due ore d’aria. Per sicurezza lo lascio in elenco.
Il totale dei pregiudicati è quindi sceso da 24 a 17. Di questo passo per le elezioni del 2101 il Parlamento sarà finalmente pulito. Un lieto evento a cui assisteranno i nostri pronipoti.

I 17 superstiti sono tutti deputati di lungo corso, alcuni sono lì da prima dell’ultimo scudetto dell’Inter. Sono affezionati alle istituzioni che rappresentano. Grazie alla loro esperienza in termini di reati possono legiferare in modo da prevenirli o, e questo è il sogno di tutti quelli che si sono fatti beccare, per eliminare il reato e tornare vergini e puri.

La contabilità dei pregiudicati vede saldamente al primo posto, come da tradizione, la casa circondariale delle libertà con 9 presenze. Gli altri partiti sono minoritari. Inquietano però i neo parlamentari Pomicino e De Michelis eletti nella nuova Dc e nel nuovo Psi. Sono il nuovo che avanza, o forse l’avanzo che resta?
Come venirne a capo di questi benedetti uomini (avete notato che sono tutti uomini)? Io non so più cosa fare.
Ma cinque anni sono lunghi, tutto può succedere. Pur non augurando nulla di male ai pregiudicati (basta e avanza per questo il numero 17), se per qualche problemino fisico, ma piccolo, piccolo, fossero costretti a levare le tende prima di fine legislatura, gli italiani onesti, i non pregiudicati per intenderci, lo prenderebbero come un segno di un destino benevolo, quelle fortune che ogni tanto capitano nella vita.

I 17 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO

1 Berruti Massimo Maria FI
2 Biondi Alfredo (reato poi depenalizzato) FI
3 Bonsignore Vito Udc - Parlamento Europeo
4 Bossi Umberto Lega Nord-Parlamento Europeo
5 Cantoni Giampiero FI

6 Carra Enzo Margherita
7 Cirino Pomicino Paolo Nuova Dc
8 Dell'Utri Marcello FI
9 De Michelis Gianni Nuovo Psi
10 Jannuzzi Lino FI
11 La Malfa Giorgio Pri
12 Maroni Roberto Lega Nord
13 Previti Cesare FI
14 Sterpa Egidio FI
15 Tomassini Antonio FI
16 Visco Vincenzo Ds
17 Vito Alfredo FI

23 maggio 2006

Figli di una cività superiore.

Per la serie “sono orgoglioso di aver votato per la destra e sono orgoglioso dei rappresentanti che ho mandato a Roma

Da repubblica.it -23/05/06
Maurizio Saia in una trasmissione tv attacca il neo-ministro e poi aggiunge: "Nessuna offesa, anch'io ho un parente gay"Senatore di An: "Bindi è lesbica via dal ministero della Famiglia"

La Bindi? Una lesbica, e non può guidare il ministero della Famiglia". Le parole di Maurizio Saia, senatore di An, fanno insorgere il centrosinistra. Che replica: "Fini lo sconfessi subito". Ma il senatore non retrocede e più tardi sottolinea che "lesbica non è un offesa, ma indica una scelta libera e legittima nell'ambito dell'esplicazione della propria sessualità". Parole che fanno dire a Fini: "E' un imbecille". "Non credo - aveva detto Saia in una intervista a Canale Italia - che sia un segreto, non ho nulla contro le lesbiche, ma va chiarito che Rosy Bindi è lesbica. Per ciò non mi è sembrato, sul piano politico da parte di Rosy Bindi, corretto assumersi non il ruolo dell'economia o dell'istruzione, dove pure già avrei avuto delle difficoltà ad accettarla, ma il dicastero della Famiglia ad una persona che di famiglia non sa niente". Ironica ma secca la risposta del ministro non nuova ai colpi bassi di esponenti di Alleanza nazionale: "Mi dispiace per il senatore Saia ma anche se, per scelta personale, ho rinunciato a sposarmi mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli. Tutte qualità che il senatore di An non possiede".

E il neo-ministro minaccia querele "per le offese ricevute, anche nei confronti della trasmissione televisiva" e aggiunge "Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi. E' evidente che le parole di Saia tradiscono la mentalità discriminatoria retaggio della sua storia politica e dimostrano l'imbarbarimento del confronto politico. Quanto ai miei impegni a favore della famiglia - conclude Rosy Bindi - può documentarsi sia leggendo il programma dell'Unione sia la mia lettera pubblicata domenica scorsa da Avvenire". E l'attacco di Saia ha suscitato una indignazione (quasi) bipartisan. Pierluigi Castagnetti, il vicepresidente di Montecitorio e compagno di partito del ministro chiede per il senatore "un provvedimento disciplinare da parte del gruppo di An per non pensare ad una sorta di complicità politica". Gli fa eco, dalle fila dell'opposizione, Franco De Luca, responsabile enti locali della Dc: "Questo è un caso classico in cui non bastano le classiche scuse al ministro Rosy Bindi". Non è da meno, sul fronte opposto, il parlamentare dei Ds Franco Grillini: "Sappiamo che Rosy Bindi non è lesbica, e che se lo fosse non avrebbe problemi a dirlo. Hanno problemi, al contrario, tutti quei parlamentari omosessuali di an e del centro-destra costretti a nascondersi e ad avere una doppia vita". E allora, domanda il deputato della Quercia, "perché Saia non ce ne parla del dramma che vivono? Non è accettabile neppure l'idea che un omosessuale non possa ricoprire la carica di ministro".

Ti amo campionato

Il testo integrale della canzone cantata da Elio nel '98


Basta adesso con i litigi, i bisticci, basta con ladri e Juventopoli e tutte quelle cose lì, basta! Chiudiamo il campionato così com'era iniziato, nel segno dell'amore!
Ti amo, ti amo campionato, ti amo campionato, perché non sei falsato, no, no, non sei falsato, a me mi eri sembrato falsato, ma han detto che non sei falsato. Ha detto Umberto Agnelli che son state solo delle sviste. Due o tre sviste arbitrali.
Ma a me mi era sembrato che già da molto tempo qualcosa stava accadendo. Ad esempio, in Juve - Udinese dell'1 Novembre '97 il signor Cesari non ha convalidato un gol che aveva fatto Bierhoff che era entrato di tanto così, diciamo delle dimensioni tipo Rocco Siffredi.
E poco dopo, in Juve - Lazio, c'è stata un'azione in cui Del Piero è stato atterrato in area l'arbitro ha detto "Regola del vantaggio", Inzaghi ha preso il palo e subito dopo l'arbitro ha detto: "Non è più regola del vantaggio" diamo il rigore alla Juve.
Ma questo è stato fatto nel segno dell'amore. Io non vado certo a pensare che ci siano dietro delle cose sporche, no no no no no no, è stato fatto tutto nel nome dell'amore, in nome del campionato, del buon svolgimento e dell'amore fra le squadre, io non porto nessun risentimento. Perché ho visto che l'amore vince tutte le battaglie è in grado di far superare gli odi sia razziali sia interraziali, sia quelli tra le squadre. Diciamo che in questo momento io sono quasi contento che alla fine della fiera mi sembra che l'ho preso in quel posto.
E penso a quelli che hanno fatto un abbonamento da un miliardo in tribuna rossa per andare a vedere l'Inter che si era comportata bene, o per andare a vedere la Lazio che a un certo punto della sua carriera, diciamo il 5 aprile del 1998, ha avuto un fallo in area fatto da Juliano e l'arbitro Collina non l'ha fischiato e allora tutti hanno pensato male. Ma non dovevano pensare male! No no no no no no! Perché l'arbitro Collina, così come l'arbitro Rodomonti, diciamo quello di Juve - Empoli, non ha commesso quella svista in nome di chissà quale pastetta, no no no no no, l'ha fatto in nome dell'amore!
Perché lui ama il campionato e voi non lo sapete ma gli arbitri si vogliono bene, e si vogliono bene anche con i calciatori tanto è vero che io con i miei occhi ho visto che alla fine di Inter - Juventus l'arbitro della partita è andato dai calciatori della Juve e li ha baciati e li ha abbracciati come se fossero degli amici, e tutto questo in nome dell'amore, e allora tutti insieme cantiamo:
Ti amo, ti amo campionato perché non sei falsato, anche se inizialmente era sembrato in realtà non sei falsato. L'ha detto Umberto Agnelli l'han detto tanti critici di calcio, l'ha detto tanta gente, insomma: non sei falsato.
Anche se sarebbe sembrato... Ad esempio mi era sembrato, in Juventus - Roma dell'8 febbraio '98, quando l'arbitro Messina non ha dato il rigore su Gautieri, e ad esempio anche in Brescia-Juve dell'11 febbraio '98 quando il signor Bettin non ha dato un rigore a Hubner, un rigore grosso così. E questo è stato fatto nel segno dell'amore perché l'amore è importante, l'amore è un qualcosa di essenziale, sembra che nel calcio non ci sia e invece dopo c'è, tu dici: "Ma l'amore nel calcio non c'è". No, guardando bene lo trovi in ogni piccolo particolare.
Ad esempio nel mio amico che sembra che indossi la maglia del Milan, e invece è la maglia del Foggia, se voi guardate bene, quella lì è la maglia del Foggia, così come se voi guardate bene le sviste arbitrali non sono state due ma sono state tipo dieci, dieci, undici o dodici, e la maggior parte delle quali a favore della Juve. Ma alla fine l'amore dato è uguale all'amore che dai.
E allora amici, cantiamo tutti insieme: ti amo campionato, tu non ci sei mancato, anzi, tu ci eri mancato, adesso siamo contenti che sia finita così perché l'amore ha riempito tutto l'universo della F.I.G.C., particolarmente Baldas!
Ad esempio in Juve-Piacenza, Borriello ha convalidato il secondo gol irregolare che ha fatto Del Piero che si è fatto passare la palla sul braccio. Ma era talmente bello che era un peccato non convalidarlo, e allora cos'ha detto? "Convalidiamolo". Perché nel calcio tutti si amano, e allora cosa vuoi fare? Vuoi dare il rigore a Ronaldo, vuoi convalidare il gol del Napoli che forse c'era, vuoi dare, per esempio vuoi dare un fallo a Montero che gli ha dato una gomitata a Neqrouz in piena area?
Era calcio di rigore con espulsione e non ha dato niente perché aveva capito che Montero amava Neqrouz E d'altra parte Neqrouz con i suoi trascorsi cosa vuoi che non ami Montero? I due si amavano, l'arbitro aveva già visto che c'era qualcosa in quella gomitata, che non era altro che una scaramuccia, perché l'amore non è bello se non è litigarello. Era una scaramuccia... Era una scaramuccia... E forse abbiam finito...

21 maggio 2006

Forza Ciampi!

Nota della CDL da repubblica.it – 3 maggio 2006
La Casa delle Libertà fa appello al Parlamento e ai rappresentanti delle regioni perché interpretino il corale sentimento degli italiani e, al di là e al di sopra di ogni possibile convenienza di parte, rieleggano Carlo Azeglio Ciampi che in questi sette anni ha rappresentato un solido punto di riferimento morale e istituzionale di tutta la nazione"

da repubblica.it – 19 maggio 2006
Sfilano tra fischi e insulti. "Necrofori". "Venduti". I sette senatori a vita pagano a caro prezzo la scelta di votare la fiducia al governo Prodi. "Hanno fatto qualcosa di immorale" tuona Silvio Berlusconi. La Cdl scatena una gazzarra che accompagna i sette mentre sfilano davanti al banco della presidenza. Una gazzarra che non risparmia nessuno, nemmeno l'ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Tantomeno Giulio Andreotti che la Cdl aveva portato come candidato alla presidenza al senato. "Venduto" anche lui.
E' c'è a San Felice chi si rallegra della vittori della Destra. Belli 'sti rappresentanti che avete mandato a Roma. Complimenti. Complimenti vivissimi per la coerenza!

Forza Ciampi!
Io sto con te e con te c'è metà dell'Italia, quella sana.
Lo eravamo ieri, lo siamo oggi.

16 maggio 2006

Innovazione Magiasoldi

dal blog di Beppe Grillo.

Viviamo in una realtà sempre più innovativa.
Una realtà che mette l’innovazione a disposizione di tutti. Quale azienda può al giorno d’oggi permettersi di non essere innovativa? C’è sempre più bisogno di idee innovative. L’innovazione ci semplifica la vita, ci aiuta. In un certo senso ci nobilita, come una volta il lavoro.
In autostrada usiamo il telepass, paghiamo la benzina con la carta di credito, ricarichiamo il cellulare da ogni punto Atm, paghiamo le bollette on line e tante tante altre cose. La tecnologia è bella perchè ci rende liberi. La tecnologia è bella perchè aumenta i profitti delle aziende che inventano nuovi servizi. Paghiamo per il telepass oltre che per il pedaggio, per il pagamento via carta di credito oltre che per la benzina, per la possibilità di ricaricare il cellulare oltre che per la ricarica, per poter pagare una bolletta on line oltre che l’importo della bolletta. Insomma paghiamo il nulla. Le aziende ci stanno facendo pagare le transazioni di pagamento, incantesimi dell’etere, furti legalizzati.
Infatti, infatti...
L’innovazione diminuisce i costi delle aziende, il telepass elimina il costo del casellante, la carta di credito le operazioni di deposito del contante, il pagamento delle bollette il costo dell’impiegato e la ricarica del cellulare anticipa alla società telefonica i soldi delle chiamate.
L’innovazione serve quindi a renderci più felici e più poveri (del resto non si è sempre detto che il denaro non dà la felicità?) e ad ingrassare le aziende, le stock option, il titolo in borsa, i tronchettibenettonscaroni.
Ma quando la smettiamo di farci prendere per il c..o?
Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male e ha chiesto alla Commissione Europea l’abolizione dei costi di ricarica per i cellulari che esiste solo in Italia.
Lo hanno preso sul serio e la Commissione Europea ha contattato l’Authority, altra innovazione che ci rende (inconsapevolmente) poveri.Bastano 50.000 firme per toglierci dai piedi la tassa sulla ricarica. Firmate la petizione!

15 maggio 2006

Il Presidente cameriere.

Giorgio Napolitano è l'undicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Il primo ad aver servito ai tavoli di una Festa de L'Unità. Il primo a provenire da dal Partito Comunista Italiano.

La giovinezza e la militanza nel PCI
Nasce a Napoli il 29 giugno 1925.
Nel 1942 Napolitano si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza all'Università di Napoli. Durante gli anni dell'università, fa parte del GUF, il gruppo universitario fascista: collabora infatti con il settimanale IX maggio tenendo una rubrica di critica teatrale. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che seppur militando ufficialmente nel fascismo guardava alle prospettive dell'antifascismo. Napolitano dirà più avanti: "[il GUF] era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato".
Il giovane Napolitano, appassionato di teatro (un interesse coltivato tra i banchi del liceo Umberto di Napoli, con amici come Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Antonio Ghirelli), debuttò anche come attore in un paio di piccole parti nella compagnia del GUF al Teatro degli Illusi presso Palazzo Nobili anche se con scarsi risultati.
Durante l'occupazione tedesca, con il gruppo formatosi all'interno del GUF prese parte alle azioni della Resistenza in Campania. In particolare, tra queste, l'azione con cui si impadronirono della redazione del IX maggio, pubblicando brani di Karl Marx mascherati come pezzi firmati di volta in volta dai diversi componenti del gruppo.
Nel 1945 Napolitano aderì al Partito Comunista Italiano, di cui fu segretario federale a Napoli e Caserta.
Due anni dopo, nel 1947, si laureava in Giurisprudenza con una tesi di economia politica dal titolo: "Il mancato sviluppo industriale del Mezzogiorno dopo l'unità e la legge speciale per Napoli del 1904".
Eletto deputato nel 1953 (e successivamente sempre rieletto, nella circoscrizione di Napoli, fino al 1996), divenne responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, di cui era diventato membro a partire dall'VIII congresso (1956).
In quell'anno, tra l'ottobre e il novembre, si consumò da parte dell'URSS la repressione dei moti ungheresi, che la dirigenza del PCI condannò come controrivoluzionari (L'Unità arrivò persino a definire gli operai insorti "teppisti" e "spregevoli provocatori"). Napolitano, nella sua autobiografia politica "Dal PCI al socialismo europeo", parla del suo "grave tormento autocritico" riguardo a quella posizione, nata dalla concezione del ruolo del Partito comunista come "inseparabile dalle sorti del campo socialista guidato dall'URSS", contrapposto al fronte "imperialista".
In effetti, in quel periodo, non tutti nel comunismo europeo condivisero quella scelta, tanto che la CGIL (come in Francia un gruppo di intellettuali) consumò uno strappo notevole, affermando che quella d'Ungheria era da considerare una legittima rivoluzione, e che nel comunismo si dovevano aprire le prospettive di una apertura democratica. Questa contraddizione interna diventava ancora più evidente dal momento che l'VIII Congresso del PCI si era svolto all'insegna della "via italiana al socialismo" come via democratica e nazionale, con il principale apporto di Giorgio Amendola, di cui Napolitano si considerò sempre un allievo.

Gli incarichi nel partito
Tra il 1960 e il 1962 fu responsabile della sezione lavoro di massa, successivamente, dal 1963 al 1966, segretario della federazione comunista di Napoli.
Nel confronto interno che seguì la morte di Togliatti nel 1964, Napolitano fu uno degli esponenti moderati di maggior peso, parte della corrente del partito più attenta al Psi (che, rompendo il fronte popolare, entrò al governo con la Dc) in contrapposizione a quella più legata al clima di ribellione che precedette il 1968.
Dopo essere entrato, a partire dal X Congresso, nella direzione nazionale del partito, dal 1966 al 1969 divennne coordinatore dell'ufficio di segreteria e dell'ufficio politico del PCI. Nel 1966 rivestì l'incarico non ufficiale di vicesegretario di fatto del partito con Luigi Longo, finchè due anni più tardi l'incarico fu affidato a Enrico Berlinguer.
Tra il 1969 e il 1975, si occupò principalmente dei problemi della vita culturale del Paese, come responsabile della politica culturale del PCI. Il suo libro "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm (Laterza 1975) ebbe un grande successo, con traduzioni in oltre 10 paesi.
Negli anni '70 gestì i finanziamenti da Mosca al Pci (scrisse poi "L'oro di Mosca", tradotto in russo e presentato da Mikhail Gorbačëv).
Nel periodo della solidarietà nazionale (1976-79) fu portavoce del PCI nei rapporti con il governo Andreotti, sui temi dell'economia e del sindacato. Negli anni '70 svolse una grande attività all'estero, tenendo conferenze negli istituti di politica internazionale in Gran Bretagna, in Germania e (cosa all'epoca inusuale per un politico italiano) nelle Università degli Stati Uniti (Harvard, Princeton, Yale, Chicago, Berkeley, SAIS e CSIS di Washington).
La sua ferma critica all'Unione Sovietica era ormai accettata dalla maggioranza del partito. In questo periodo, contribuì al confronto con la socialdemocrazia europea, in special modo con l'Ostpolitik di Willy Brandt, e guida un viaggio semiufficiale negli Stati Uniti, dove fino a quel momento i partiti comunisti europei non avevano avuto cittadinanza politica. Con Amendola prosegì nella battaglia per far crescere l'europeismo del Pci fino a candidare al parlamento europeo Altiero Spinelli.
Dal 1976 al 1979 fu responsabile della politica economica del partito, mentre dal 1986 ne diresse la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali.
In quegli anni all'interno del PCI prevaleva, in politica estera, la linea di Napolitano di "piena e leale" solidarietà agli USA e alla NATO.
Dal 1981 al 1986 (durante l'VIII e la IX legislatura) fu presidente del gruppo dei deputati del PCI alla Camera dei Deputati, mentre dal 1989 al 1992 fu anche parlamentare europeo.
Alla morte di Enrico Berlinguer, Napolitano si trovò ad essere tra i possibili successori alla segreteria del partito; gli venne tuttavia preferito Alessandro Natta.

La transizione verso la socialdemocrazia europea
Napolitano fu uno degli esponenti storici della corrente moderata e socialdemocratica del PCI, nel solco della tradizione segnata da Giorgio Amendola; negli anni di maggior scontro interno tale corrente fu detta dagli avversari "migliorista", nome coniato anche con una certa accezione dispregiativa facendo riferimento ad un'azione politica che intendesse migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice senza però rivoluzionare strutturalmente il capitalismo.
Nel 1985 affermò che il riformismo europeo era "il punto di approdo del PCI".
Nel luglio del 1989 fu Ministro degli Esteri nel governo-ombra del PCI, da cui si dimise all'indomani del congresso di Rimini, in cui si dichiarò favorevole alla trasformazione in Partito Democratico della Sinistra. In un'intervista rilasciata il 6 marzo del 92 ribadì: "Ci caratterizza l'antica convinzione che il Pci abbia tardato a trasformarsi in un partito socialista democratico di stampo europeo".
Nel 1991, in piena guerra del Golfo, fece uno storico viaggio in Israele, riportando le posizioni del partito comunista verso una maggiore attenzione alle istanze della comunità ebraica.
Da Montecitorio al Quirinale
Nel 1992 venne eletto Presidente della Camera dei Deputati sostituendo Oscar Luigi Scalfaro che era stato eletto Presidente della Repubblica Italiana.
Successivamente, Romano Prodi lo sceglierà come Ministro dell'Interno del suo governo nel 1996.
Mentre ricopriva tale incarico, fu molto criticato per non aver attuato una tempestiva e adeguata sorveglianza su Licio Gelli, che fuggì all'estero il 28 aprile 1998, il giorno stesso della divulgazione della sentenza definitiva di condanna nei suoi confronti da parte della Cassazione. La fuga di Gelli era prevedibile, giacchè era gia stato già condannato per depistaggio di strage e ed era evaso dal carcere già nel 1983.
Dopo la caduta dell'esecutivo guidato da Prodi, fu nuovamente europarlamentare dal 1999 al 2004 tra le fila dei Democratici di Sinistra, e ricoprì in quella sede la carica di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (AFCO), una delle più influenti del Parlamento Europeo.
Il 23 settembre 2005 è stato nominato, contemporaneamente a Sergio Pininfarina, senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Il 10 maggio 2006 è stato eletto undicesimo Presidente della Repubblica Italiana alla quarta votazione con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto.
È la prima volta che un ex iscritto al Partito Comunista Italiano è eletto al Quirinale. Giorgio Napolitano è il terzo presidente ad essere stato eletto dopo la quarta chiama (lo stesso numero di scrutini era stato necessario per l'elezione di Einaudi e Gronchi), il quinto ex Presidente della Camera dei deputati eletto Capo dello Stato (lo stesso era successo per Gronchi, Leone, Pertini e Scalfaro), il secondo senatore a vita ad essere eletto successivamente Presidente della Repubblica Italiana (prima di lui Leone).

Rapporti con gli altri esponenti politici
Tra i suoi maestri di politica la figura più significativa è quella di Giorgio Amendola, leader dell'ala moderata del PCI. Da lui eredita l'orientamento riformista e ne ammira l'energia e l'imponenza ("anche per la sua mole", ebbe a dire), ma da cui riuscì tuttavia a distanziarsi condannando l'invasione sovietica dell'Afghanistan, che Amendola invece giustificava.
L'altro personaggio politico con cui nel PCI Napolitano si confrontò fu Enrico Berlinguer, suo coetaneo, che considerò parte del cammino verso il "superamento delle contraddizioni di fondo tra il PCI nella sua evoluzione e il comunismo come ideologia e come sistema". Si trovò al suo fianco nell'esperienza della solidarietà nazionale, ma in seguito ne criticò le scelte di arroccamento del partito sulle sue posizioni, lavorando invece alla tappa successiva della storia del comunismo italiano: la presa di distanza definitiva dall'URSS all'inizio degli anni Ottanta. In un famoso articolo pubblicato da l’Unità nell’estate del 1981, Napolitano mette in guardia Berlinguer dai pericoli del settarismo e dell’isolamento parlamentare verso cui, diceva, stava trascinando il Pci al solo scopo di battere i ‘familiari sentieri’ della lotta di classe.
Napolitano inoltre si adoperò per tenere aperta la possibilità di un confronto e di una possibile convergenza con il PSI. Cercò di mantenere vivi i contatti con il socialismo europeo e italiano anche negli anni del durissimo scontro tra Enrico Berlinguer e Bettino Craxi, che raggiunse il suo culmine con la differente posizione dei due leader sul referendum che avrebbe abrogato la scala mobile.
Nel 1994 fece scalpore il gesto del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che andò al suo banco per congratularsi del suo discorso, in cui aveva indicato "una linea di confronto non distruttivo tra maggioranza e opposizione".

Curiosità
Prima di entrare in politica fu attore teatrale ed ebbe il ruolo di protagonista nella commedia Viaggio a Cardiff di William Butler Yeats.
Fu soprannominato "Re Umberto" per la somiglianza fisica con Umberto di Savoia, l'ultimo re d'Italia, e per i modi misurati; fu soprannominato invece "Giorgio 'o sicco" (Giorgio il magro) dai compagni di partito di Napoli, per distinguerlo da Giorgio Amendola (detto "'o chiatto").
Per le sue posizioni riformiste, tese all'avvicinamento del PCI con il Partito Socialista, venne per lui coniato il neologismo "migliorista", inizialmente con un'accezione vagamente dispregiativa.
Verso la metà degli anni Settanta, l'università americana del MIT lo invitò a dare una conferenza ma l'allora ambasciatore americano a Roma, John Volpe, gli rifiutò il visto di ingresso negli Stati Uniti, essendo Napolitano comunista. La conferenza dovette essere annullata. Una decina di anni più tardi invece, grazie all'interessamento di Giulio Andreotti, Napolitano ottenne senza problemi il visto per gli Stati Uniti, dove diede conferenze ed ebbe importanti incontri ad Aspen, Colorado, e all'Università di Harvard.
È il terzo napoletano a salire al colle più alto: prima di lui Enrico De Nicola e Giovanni Leone

Testi tratti da: http://it.wikipedia.org

14 maggio 2006

Essere deficienti a San Felice

Luogo: Area verde nelle vicinanze di Via Preone. Portese.

Quando: Primi di maggio

Qualcuno ha sentito l'irrefrenabile necessità di risistemare il capanno degli attrezzi. Sai, la primavera, la voglia di spolverare, di sistemare, di aggiustare. Bello, quando si sistema qualcosa ci si sente felici dentro perché si sa di fare una cosa buona.

Sposti, sistemi, tinteggi, aggiusti, ripari, rivernici, acquisti. Ti senti utile, dai un senso alle cose che hai e che fai.

Alla fine ti rimane sempre qualcosa e di cui non sai più che fartene. Magari una vecchia bicicletta un quadro, una statuetta, un canna da pesca, un uccello imbalsamato. Magari due vecchie poltrone. Magari qualcosina riesci a regalarla, la bici, il quadro, la statuetta, la canna da pesca e l'uccello. Ma le poltrone? che te ne fai di quelle poltrone? Chi vuoi che le voglia?

C'è la discarica! Vai e le butti in discarica!

Si, ma che balle. Ti tocca caricarle e portarle li, scaricarle. Tutto tempo perso.

Allora cosa si fa?


Magari le puoi portare in via Preone. Tanto li non ci passa mai nessuno. Le porti li e la butti giù direttamente dal carrettino. Evvia!

Magari, visto che hai rifatto il tetto del capanno ci puoi buttare anche quello che resta della vecchia copertura. Ecchisenefrega se quello che è saltato fuori sono pannelli con del bell'amianto? Tanto in via Preone non ci passa mai nessuno.

Tanto chi se ne frega se è mortale, chi se frega se è un rifiuto speciale e pericoloso. Buttalo giù in via Preone, sai se lo devi far smaltire ti costerà qualche decina di euro. Ma se lo butti in via Preone non paghi niente. E poi chi se ne frega, tanto in via Preone non ci passa mai nessuno.

Buttalo giù, così poi ci penserà il Comune a farlo ritirare e pagherà i 1000-1500 euro dello smaltimento. Tanto poi ci penserà il Comune ad avvisare l'ASL e attendere per un mese da questa il permesso di farlo ritirare dalla società addetta allo smaltimento.

Caro Concittadino che hai buttato in via Preone tutte quelle lastre di amianto, ti sei reso conto che quello che hai commesso è un reato e anche grave?

Spero che i tuoi vicini, che non sono stupidi e non vogliono essere complici di questo delitto, mi comunichino il tuo nome oppure mi auguro che i carabinieri ti prendano quanto prima, non tanto per dar seguito alla denuncia ma perché vorrei dirti in faccia: SEI UN DEFICIENTE!

12 maggio 2006

...e i DS crescono!

Alle ultimi elezioni politiche a San Felice del Benaco ha vinto la destra. A San Felice ha vinto l'UDC del separato Casini che è passato dal 3,1 del 2001 al 7,3 del 2006. A San Felice ha vinto La Lega del tangentista Bossi che passa dal 10,9 del 2001 al 13,4.
A San Felice ha vinto anche il blocco della Sinistra con i Democratici di Sinistra e Rifondazione Comunista. I primi passano dal 6,6 all'8,1%. I secondi dal 3,6 al 4,4. Crescono anche Verdi e Comunisti Italiani.
Buoni quindi i risultati elettorali per i Democratici di Sinistra a San Felice ed in tutta la Valtenesi.
E' fuori discussione che siamo lontani dal poter competere con la destra, ma la crescita è continua ed inesorabile e questo significa credibilità, anche dei rappresentanti locali.
Lunga sarebbe l'analisi dei motivi che hanno indotto i nostri concittadini a votare per la destra. Magari possiamo rimandare questo tema a tra qualche mese.
Ma chi ha perso a San Felice?
Hanno perso in tre.
La prima Disgregazione Nazionale che passa dal 12,1 al 11,9%. Di poco ma perde!
Perde la Margherita che passa dal 17,5 all'11,8%.
Ma chi veramente ha perso sia in valore percentuale che in valore politico è Forza Italia di Mr. Iddu che passa dal 31,2 al 26,3%.
Anche su questo tema, la perdita di voti della Margherita e di Forza Italia potrebbe essere un buon spunto per un ragionamento della situazione politica locale, ma anche questo lo rimanderei. Per il momento organizziamoci e lavoriamo. Ci aspetta il Partito Democratico.

10 maggio 2006

Finalmente!

Finalmente è finita.
Ora si comincia a lavorare.
Qualcuno ha spigato al Iddu come sono andate le cose.
Poi c'è stato quello che per la prima volta ha dedicato alle operaie e agli operai la sua nomina a Presidente. Poi ancore l'Alpino sindacalista eletto alla seconda carica della Repubblica.
Infine è stato nominato Presidente della Repubblica un uomo che non è un uomo ma la Costituzione Vivente. Giorgio Napolitano, fino a qualche giorno fa Compagno Principe ora è il Presidente di tutti gli italiani.
Ora tutto è sistemato è si può cominciare a lavorare alla composizione del Governo. Finalmente!
E Iddu minaccia lo sciopero fiscale. Mi chiedo: Io lavoratore dipendente come posso aderire allo
sciopero fiscale? Un'altra presa in giro agli italiani che pagano le tasse veramente!